«Se
avete conosciuto me,
conoscerete anche il Padre mio:
fin da ora lo conoscete e
lo avete veduto».
(Gv
14,7)
Vi porterò
con me, perché siate dove sono io. C'è un luogo in principio a tutto, una casa
il cui segreto basta a confortare il cuore. Lì abita Qualcuno che ha desiderio di
noi, nostalgia di noi, che non sa immaginarsi senza di noi e ci vuole con sé.
Da questo luogo parte l'onda che viene a smuovere la nostra storia. Signore,
non sappiamo dov'è, come ci si arriva? Gesù risponde: sono io la via. La strada
per l'accesso a Dio è la vita di Cristo, da ripercorre con la mia: compiere i
suoi gesti, preferire coloro che lui preferiva, rinnovare le sue scelte,
muoversi soltanto in quella direzione, perché altrimenti non arrivi, quella
indicata da Gesù stesso: vi do' un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni
gli altri (Gv 13,34). Quella percorsa dalla comunità di Gerusalemme che inventa
il gruppo dei diaconi perché non siano trascurate le vedove (Atti 6,1), le più
deboli nella comunità. Quella riassunta da Maritain così: non cercatemi in un
qualche luogo, ma là dove amo e sono amato.
Io sono la verità, sono lo
svelamento del volto di Dio e del volto dell'uomo. La verità non è una
definizione o una idea, ma una persona; uno che ha visto che Dio è amore e che
la sua tenerezza passa per le nostre mani. Se la verità è una parola, le
sillabe di questa parola sono i gesti e le parole di Gesù, energia che sa
scheggiare le corazze dure, che fa fiorire la corteccia triste della storia. Io
sono la vita. Parole enormi che nessuno spiegazione può esaurire. Dicono che
più Vangelo entra nella mia vita e più io sono vivo; dicono che il mistero
dell'uomo si capisce solo con il mistero di Dio. Che la cosa più grande e più
seria che Dio propone è la sua stessa vita, la vita eterna. Mostraci il Padre e
ci basta! Da tanto tempo sono con voi... Ora appare tristezza nelle parole di
Gesù. Sento la sua delusione: da così tanti anni sei cristiano e ancora non mi
conosci? Non lo conosco, e neppure conosco quella tangibile fame, quella
nostalgia che fa dire a Filippo: mi basta vederti! Chi vede me vede il Padre.
Ma come vedere Gesù? Ogni parola del Vangelo ascoltata, assaporata, assimilata
imprime in me il volto di Gesù. Ogni gesto, ogni parabola gustata granello per
granello, disegna e colora un tratto dell'icona di Cristo nell'intimo del
cuore. Io ringrazio il Padre perché è un Dio nascosto, un Dio velato. Perché
questo è necessario all'amore, è la garanzia della mia libertà. Se Dio fosse
visibile, qui e ora, al mio fianco, quale scelta, quale libertà avrei? Nessuna.
Un Dio inevitabile non lo si ama, lo si può solo ubbidire e temere. Chi si
impossessa delle nostre vite non suscita stupore e canto. Ma Dio vuole essere
amato e non temuto da questi piccoli.
(Ermes
Ronchi)
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