giovedì 9 maggio 2013

Ascensione del Signore (giorno liturgico)


«Mi è stato dato o­gni potere in cielo e in terra».

Forza per vivere, energia per andare e ancora anda­re, potenza per nuove na­scite: la mia vita dipende da una fonte che non viene mai meno; la mia esistenza è attraversata da una forza più grande di me, che non si esaurirà mai e che fa la vi­ta più forte delle sue ferite. 

È il flusso di vita di Cristo, che viene come forza a­scensionale verso più lumi­nosa vita, che mi fa cresce­re a più libertà, a più con­sapevolezza, a più amore, fonte di nuove nascite per altri. 

L'Ascensione è una festa difficile: come si può far fe­sta per uno che se ne va? Il Signore non è andato in u­na zona lontana del cosmo, ma nel profondo, non oltre le nubi ma oltre le forme: se prima era insieme con i di­scepoli, ora sarà dentro di loro. Sarò con voi tutti i gior­ni, fino alla fine del tempo. 

Il mio cristianesimo è la certezza forte e inebriante che in tutti i giorni, in tutte le cose Cristo è presente, forza di ascensione del co­smo. 

Ascensione non è un per­corso cosmico geografico ma è la navigazione spaziale del cuore che ti conduce dalla chiusura in te all'amore che abbraccia l'universo (Bene­detto XVI). Gesù lascia sulla terra il quasi niente: un gruppetto di uomini impauriti e con­fusi, che dubitano ancora, sottolinea Matteo; un pic­colo nucleo di donne co­raggiose e fedeli. 

E a loro che dubitano anco­ra, a noi, alle nostre paure e infedeltà, affida il mondo. Li spinge a pensare in gran­de, a guardare lontano: il mondo è vostro. 

Gesù se ne va con un atto di enorme fiducia nell'uo­mo. Ha fiducia in me, più di quanta ne abbia io stesso. Sa che riuscirò a essere lie­vito e forse perfino fuoco; a contagiare di Spirito e di na­scite chi mi è affidato. 

Ascensione è la festa del no­stro destino - solo il Cri­stianesimo ha osato collo­care un corpo d'uomo nella profondità di Dio (Romano Guardini) - che si intreccia con la nostra missione: «Battezzate e insegnate a vi­vere ciò che ho comandato». «Battezzare» non significa versare un po' d'acqua sul capo delle persone, ma im­mergere! 

Immergete ogni uomo in Dio, fatelo entrare, che si lasci sommergere dentro la vita di Dio, in quella linfa vitale. 

Insegnate a osservare. Che cosa ha comandato Cristo, se non l'amore? Il suo co­mando è: immergete l'uo­mo in Dio e insegnategli ad amare. A lasciarsi amare, prima, e poi a donare amo­re. Qui è tutto il Vangelo, tutto l'uomo. Fate questo, donando speranza e amo­revolezza a tutte le creatu­re, tutti i giorni, in tutti gli incontri.
(Ermes Ronchi)

Nessun commento:

Posta un commento

Riapre La Stanza di Enoch

Cara amica, caro amico, torno in questa stanza come si torna in un posto che si è amato e poi a lungo trascurato. Ho scelto di riaprire La S...