«Beato è colui che non trova in me
motivo di scandalo!».
(Mt 11,6)
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| Giovanni in carcere (Battistero della Cattedrale di Padova) |
Sei
Tu Colui che deve venire? "Deve" perché altrimenti la storia si smarrisce e non
c’è una meta per l’uomo. Deve venire.
Sei Tu o dobbiamo aspettare un altro? Il
Profeta, il Messaggero, il Più Grande, dubita e ha dentro qualcosa più forte
del dubbio: "Se non sei Tu io non mi arrendo, io non abbandono la ricerca, io e
i miei restiamo, noi aspetteremo ancora!"
Giovanni è pronto alla fatica perché
ha speranza. Finché c’è fatica c’è speranza (don Milani). Attenderemo!
Attendere è l’infinito del verbo amare.
Gesù non mostra nessuna sorpresa per i
dubbi del profeta. Anzi, ama questa sua voglia di capire di più. Il dubbio più
che rovinare la fede, impedisce la fede ovvia, vieta le risposte superficiali,
proibisce di accontentarci e addormentarci.
Nella fede c’è sempre tanta luce
quanta basta per camminare e tanta oscurità quanta basta per dubitare.
I dubbi
del Battista non cambiano la stima immensa che Gesù nutre per lui e non
diminuiscono la grandezza di questo gigante dello spirito.
E così accade anche
per me. Dubbi, corteo della mia fede, sempre con me, ad assediare il cuore,
come a Giobbe, come a Mosè, come al Battista. L’uomo biblico crede e dubita
insieme, perché così e non altrimenti può fare ogni uomo.
Penso a Pietro che
chiede di camminare sulle acque: lo fa, e il miracolo non gli impedisce di
dubitare. Dice il Vangelo: Vedendo il forte vento ebbe paura. Dubita proprio
nel momento in cui è avvolto dal miracolo. Allora comincia ad affondare, e mentre
affonda nel lago e nel dubbio, ha la fede per gridare: “Signore, aiutami”.
Mentre cammina sull’acqua dubita, mentre affonda nell’acqua crede: fede e
dubbio, misterioso nodo.
Giovanni dubita e Gesù ribadisce: E’ il più grande!
Pietro
dubita e Gesù lo ama, a mano tesa!
Tutto questo è così consolante per noi.
Anche quando dubito Dio continua a volermi bene, come prima. Anche se dubito,
la sua stima continua, come prima.
Gesù risponde a Giovanni parlando solo della
vita, e lo fa con le parole proprie della vita, chiama a raccolta ciechi,
storpi, sordi, lebbrosi, morti, poveri. E non bada se virtuosi o canaglie,
mendicanti o principi, a tutti si rivolge con la stessa voce solare, come se
non ci fossero virtuoso o canaglia ma solo due esseri viventi, uno in faccia
all’altro.
Forse la risposta non ha fatto che aumentare i dubbi di Giovanni:
già l’incertezza nasceva dal fatto che Gesù era troppo buono, esclusivamente
buono!
Non chiama a giudizio chi zoppica e cade, ma lo sostiene. Non condanna
col fuoco e con la scure chi non sa ascoltare, ma lo apre. Non si scaglia
contro la debolezza, ma contro l’ipocrisia dei pii e dei potenti.
Non è questo
il Messia che Giovanni aspetta, sembra un debole, senza forza, che anziché fare
piazza pulita sull’aia e bruciare tutti gli scarti, entra quasi dalla porta di
servizio, dal punto più basso, là dove la vita è minacciata, dove ci sono gli
scarti.
Gesù elenca sei nomi dell’uomo, il suo primo sguardo va sull’uomo in
difficoltà o in lacrime. E il settimo nome, perché l’elenco sia completo, il
settimo nome è il mio! E per tutti i suoi gesti di bontà, gesti di uno che si
china sulle fragilità, sui drammi, sulle impotenze.
Il suo segno di
riconoscimento è qui, è la passione, non la potenza.
Sarebbe fin troppo facile
rispondere a Cristo che i suoi miracoli, in fondo, non hanno cambiato il mondo,
per un cieco guarito legioni di ciechi sono rimasti nella notte, che il mondo è
ancora un immenso pianto, che nessun deserto si è coperto di gigli, che, anzi,
il deserto si espande.
Ma Gesù non ha mai promesso di risolvere i nostri
problemi con l’evidenza illusoria dei miracoli. Ha promesso qualcosa di più
forte: il miracolo del seme, l’evidenza del seme invisibile nel solco. Ha
detto: voi risolverete la storia, lo farete voi, prendendo su di voi la mia
passione per l’uomo e per Dio, non la mia potenza.
E avanzerete non per la
forza di prodigi che incrociano le nostre vite, ma per la forza miracolosa
della passione. Per un seme di fuoco che è sceso dentro di noi, un seme di
luce, e non si spegne: passione per Dio e per l’uomo.
Per tre volte oggi Gesù
domanda: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto? insiste su questo verbo
concreto, vedere, non domanda: che maestri avete ascoltato? Che cosa avete
imparato? Ma: che cosa avete veduto? Un Profeta? Sì, perché i profeti non
dimostrano Dio, lo mostrano.
Infatti cosa vedono i giudei in Giovanni? Vedono
un discorso fatto carne, vedono una goccia di fuoco caduta su di un uomo,
vedono un messaggio incarnato in gesti concreti. Sono i testimoni che fanno
credere e non i maestri.
Solo la fede che è diventata carne e sangue è fede
vera.
Il vangelo offre una beatitudine strana: beato chi non trova in me un
motivo di scandalo! Gesù scandalizza ancora, i suoi metodi scandalizzano. Noi
diciamo: bontà tenerezza misericordia, e intanto non cambia niente. Ci vuole
forza e decisione.
Il vangelo scandalizza ancora: lo ascolti e il cielo appare
come un cielo con alberi che volano, agnelli che danzano e pesci che ardono, un
cielo impraticabile, popolato di zoppi, di ciechi, di prostitute, di folli e di
festaioli, di bambini che scoppiano in risate e di donne che non tornano più a
casa: tutto un mondo dimenticato dal mondo e festeggiato là subito, adesso,
sulla terra come in cielo.
Beato chi non troverà in me motivo di scandalo,
beato chi non si scandalizzerà della bontà, dell’eccessiva bontà di Dio.
Incredibile bontà, ma affidabile!
Beato chi va in cerca dei sei nomi dell’uomo:
ciechi, zoppi, perduti, dolenti, sofferenti, migranti per sostenere in loro un
germoglio di vita. E quei gesti di solidarietà, Dio dirà nel giorno finale: li
avete fatti a me! Un altro motivo di scandalo: fatti a Dio!
E non solo dai
buoni, lo dirà anche a quelli che Dio non lo conoscono: quando mai Signore ti
abbiamo visto? Lo dirà a non credenti, a pagani e atei, a quelli che non sanno
il nome di Dio, ma sanno il suo cuore, hanno dentro quella goccia di fuoco, il
segno inconfondibile di Gesù: la passione per l’uomo. È lo scandalo Di Dio. Lo
scandalo di Gesù. Beato chi non troverà il lui motivo di scandalo.
(www.sancarloalcorso.it)

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