domenica 1 dicembre 2013

1 dicembre 2013 - Attendere: infinito del verbo amare

«Beato è colui che non trova in me 
motivo di scandalo!».
(Mt 11,6)
Giovanni in carcere (Battistero della Cattedrale di Padova)

Sei Tu Colui che deve venire? "Deve" perché altrimenti la storia si smarrisce e non c’è una meta per l’uomo. Deve venire. 
Sei Tu o dobbiamo aspettare un altro? Il Profeta, il Messaggero, il Più Grande, dubita e ha dentro qualcosa più forte del dubbio: "Se non sei Tu io non mi arrendo, io non abbandono la ricerca, io e i miei restiamo, noi aspetteremo ancora!" 
Giovanni è pronto alla fatica perché ha speranza. Finché c’è fatica c’è speranza (don Milani). Attenderemo! Attendere è l’infinito del verbo amare.
 Gesù non mostra nessuna sorpresa per i dubbi del profeta. Anzi, ama questa sua voglia di capire di più. Il dubbio più che rovinare la fede, impedisce la fede ovvia, vieta le risposte superficiali, proibisce di accontentarci e addormentarci.
 Nella fede c’è sempre tanta luce quanta basta per camminare e tanta oscurità quanta basta per dubitare. 
I dubbi del Battista non cambiano la stima immensa che Gesù nutre per lui e non diminuiscono la grandezza di questo gigante dello spirito. 

E così accade anche per me. Dubbi, corteo della mia fede, sempre con me, ad assediare il cuore, come a Giobbe, come a Mosè, come al Battista. L’uomo biblico crede e dubita insieme, perché così e non altrimenti può fare ogni uomo. 
Penso a Pietro che chiede di camminare sulle acque: lo fa, e il miracolo non gli impedisce di dubitare. Dice il Vangelo: Vedendo il forte vento ebbe paura. Dubita proprio nel momento in cui è avvolto dal miracolo. Allora comincia ad affondare, e mentre affonda nel lago e nel dubbio, ha la fede per gridare: “Signore, aiutami”. Mentre cammina sull’acqua dubita, mentre affonda nell’acqua crede: fede e dubbio, misterioso nodo.
Giovanni dubita e Gesù ribadisce: E’ il più grande! 
Pietro dubita e Gesù lo ama, a mano tesa! 
Tutto questo è così consolante per noi. Anche quando dubito Dio continua a volermi bene, come prima. Anche se dubito, la sua stima continua, come prima.
 
Gesù risponde a Giovanni parlando solo della vita, e lo fa con le parole proprie della vita, chiama a raccolta ciechi, storpi, sordi, lebbrosi, morti, poveri. E non bada se virtuosi o canaglie, mendicanti o principi, a tutti si rivolge con la stessa voce solare, come se non ci fossero virtuoso o canaglia ma solo due esseri viventi, uno in faccia all’altro.
 Forse la risposta non ha fatto che aumentare i dubbi di Giovanni: già l’incertezza nasceva dal fatto che Gesù era troppo buono, esclusivamente buono! 
Non chiama a giudizio chi zoppica e cade, ma lo sostiene. Non condanna col fuoco e con la scure chi non sa ascoltare, ma lo apre. Non si scaglia contro la debolezza, ma contro l’ipocrisia dei pii e dei potenti. 
Non è questo il Messia che Giovanni aspetta, sembra un debole, senza forza, che anziché fare piazza pulita sull’aia e bruciare tutti gli scarti, entra quasi dalla porta di servizio, dal punto più basso, là dove la vita è minacciata, dove ci sono gli scarti. 

Gesù elenca sei nomi dell’uomo, il suo primo sguardo va sull’uomo in difficoltà o in lacrime. E il settimo nome, perché l’elenco sia completo, il settimo nome è il mio! E per tutti i suoi gesti di bontà, gesti di uno che si china sulle fragilità, sui drammi, sulle impotenze. 
Il suo segno di riconoscimento è qui, è la passione, non la potenza.
 Sarebbe fin troppo facile rispondere a Cristo che i suoi miracoli, in fondo, non hanno cambiato il mondo, per un cieco guarito legioni di ciechi sono rimasti nella notte, che il mondo è ancora un immenso pianto, che nessun deserto si è coperto di gigli, che, anzi, il deserto si espande. 
Ma Gesù non ha mai promesso di risolvere i nostri problemi con l’evidenza illusoria dei miracoli. Ha promesso qualcosa di più forte: il miracolo del seme, l’evidenza del seme invisibile nel solco. Ha detto: voi risolverete la storia, lo farete voi, prendendo su di voi la mia passione per l’uomo e per Dio, non la mia potenza.
 E avanzerete non per la forza di prodigi che incrociano le nostre vite, ma per la forza miracolosa della passione. Per un seme di fuoco che è sceso dentro di noi, un seme di luce, e non si spegne: passione per Dio e per l’uomo.

Per tre volte oggi Gesù domanda: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto? insiste su questo verbo concreto, vedere, non domanda: che maestri avete ascoltato? Che cosa avete imparato? Ma: che cosa avete veduto? Un Profeta? Sì, perché i profeti non dimostrano Dio, lo mostrano. 
Infatti cosa vedono i giudei in Giovanni? Vedono un discorso fatto carne, vedono una goccia di fuoco caduta su di un uomo, vedono un messaggio incarnato in gesti concreti. Sono i testimoni che fanno credere e non i maestri. 
Solo la fede che è diventata carne e sangue è fede vera.

Il vangelo offre una beatitudine strana: beato chi non trova in me un motivo di scandalo! Gesù scandalizza ancora, i suoi metodi scandalizzano. Noi diciamo: bontà tenerezza misericordia, e intanto non cambia niente. Ci vuole forza e decisione. 
Il vangelo scandalizza ancora: lo ascolti e il cielo appare come un cielo con alberi che volano, agnelli che danzano e pesci che ardono, un cielo impraticabile, popolato di zoppi, di ciechi, di prostitute, di folli e di festaioli, di bambini che scoppiano in risate e di donne che non tornano più a casa: tutto un mondo dimenticato dal mondo e festeggiato là subito, adesso, sulla terra come in cielo.
 Beato chi non troverà in me motivo di scandalo, beato chi non si scandalizzerà della bontà, dell’eccessiva bontà di Dio. Incredibile bontà, ma affidabile!
 Beato chi va in cerca dei sei nomi dell’uomo: ciechi, zoppi, perduti, dolenti, sofferenti, migranti per sostenere in loro un germoglio di vita. E quei gesti di solidarietà, Dio dirà nel giorno finale: li avete fatti a me! Un altro motivo di scandalo: fatti a Dio! 
E non solo dai buoni, lo dirà anche a quelli che Dio non lo conoscono: quando mai Signore ti abbiamo visto? Lo dirà a non credenti, a pagani e atei, a quelli che non sanno il nome di Dio, ma sanno il suo cuore, hanno dentro quella goccia di fuoco, il segno inconfondibile di Gesù: la passione per l’uomo. È lo scandalo Di Dio. Lo scandalo di Gesù. Beato chi non troverà il lui motivo di scandalo.
(www.sancarloalcorso.it)



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