giovedì 6 febbraio 2014

6 febbraio 2014 - Il Pane della vita

Prese i cinque pani e i due pesci,
alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione,
spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli
perché li distribuissero a loro;
e divise i due pesci fra tutti.
(Mc 6,41)
 
Moltiplicazione dei pani e del pesci, Tintoretto
Gesù è carico di compassione per questa folla affamata e somministra il pane della Parola di cui il pane materiale è segno e promessa. I cinque pani e i due pesci moltiplicati per la folla sono dunque il segno della pienezza che la prima alleanza, raggiungerà nell'alleanza di Cristo. Egli, Parola fatta carne, ricapitola tutta quanta la Parola antica, conferendole senso e prospettiva ultima. […].
Le dodici ceste di pane avanzato indicano quanto la realtà del miracolo abbia superato le attese raggiungendo non solo i presenti, ma Israele nella sua interezza, significato nel numero dodici. Alla luce di questa simbologia numerica si comprende come questa redazione del miracolo sia sorta indubbiamente in ambito giudaico. Le dodici ceste di pani avanzati, alludono alla straordinaria diffusione che questa Parola, grazie alla missione dei dodici, avrà in mezzo al popolo. Anche il luogo desertico così insistentemente evocato da Marco rivela il suo profondo significato. Come afferma la tradizione rabbinica: "Dio ha dato la Torah a Israele nel deserto e non nel suo paese, per proclamare così che essa appartiene a tutte le nazioni. chiunque lo desidera può appropriarsene" (Mekiltà a Esodo 10, 1).
La folla sedette a gruppi ordinati sull'erba verde. Tale osservazione tradisce senz'altro la narrazione di un testimone oculare che ha fissato nella memoria l'immagine di una folla disseminata sopra un vasto prato. La sottolineatura però non è casuale ma evoca quei pascoli verdeggianti a cui guida il Dio pastore, cantati nel salmo 23, e contrasta con la menzione iniziale del luogo solitario la quale evocava invece l'esperienza del deserto. Anche la disposizione ordinata a gruppi di 50 rimanda all'esodo (cfr. Dt 1, 15) e si oppone alla prima immagine che Gesù ebbe di quella stessa folla: pecore senza pastore. Gesù è venuto per radunare quanti erano dispersi: attorno alla sua Parola, attorno al suo Corpo si raduna un nuovo popolo e quanti vagano nel deserto e nell'ombra di morte trovano ristoro e vita. […]
Prese le offerte Cristo, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli perché li distribuissero: sono i gesti dell'ultima cena, volutamente ripresi qui dall'evangelista che rilegge il miracolo come prefigura dell'Eucaristia. […]
(Suor Maria Gloria Riva)

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