venerdì 7 febbraio 2014

7 febbraio 2014 - Attenzione a Dio e all'uomo

Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
(Mc 7,6b)

Labbra e cuore, esterno ed interno, fuori e dentro, comandamento di Dio e tradizioni degli uomini: sembra che dalle parole di Gesù emerga una condanna di ciò che è esteriorità in favore del cuore, dell’interiore. Tutti facciamo esperienza che la nostra vita non è solo interiorità, anzi che il nostro rapporto con Dio e con gli altri non potrebbe vivere e concretizzarsi senza manifestazioni esteriori che coinvolgano il corpo e i beni materiali. Che senso possono avere allora per noi le parole di Gesù?
Se leggiamo con attenzione il Vangelo, comprendiamo che Gesù non condanna una dimensione della vita a favore di un’altra. Gesù non “separa” l’esistenza dell’uomo e della donna in esteriore e interiore, spirituale e materiale. La Bibbia e alla cultura ebraica del tempo di Gesù non conoscevano questi dualismi. Gesù richiama i suoi uditori proprio a fare il contrario, cioè a superare ogni divisione e ogni dualismo.
Anche la citazione di Isaia che Marco mette in bocca a Gesù – “questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me” – ci fa comprendere questo. Infatti non si dice che sia sbagliato onorare Dio con le labbra o che sia una attività di poco conto. Il profeta richiama invece alla necessità di unire labbra e cuore. Ciò che viene condannato è la separazione tra le due dimensioni della vita umana alle quali rimandano queste due parti del corpo: il cuore, luogo dell’ascolto e delle decisioni; le labbra, luogo della comunicazione e della preghiera.
Non si tratta quindi di vedere nelle parole di Gesù un disprezzo per tutto ciò che è esteriore sia nella vita umana che in quella spirituale, bensì un forte richiamo a salvaguardare l’integrità e l’unità della persona umana. Gesù guarda l’uomo e la donna nella loro integrità. Questo è il modo biblico di pensare l’essere umano: non fatto di parti (corpo e anima, interiore ed esteriore), ma come un’unità complessa.
Anche la parola “ipocriti” rimanda a questa interpretazione del testo. Gesù chiama i suoi interlocutori “ipocriti” perché sono divisi. L’ipocrita infatti è colui che ha due facce, colui che vive una divisione tra ciò che fa’ e ciò che pensa o proclama di credere.
Per superare il rischio dell’ipocrisia e della divisione Gesù ci indica due vie. Innanzitutto occorre fare attenzione a Dio. Ciò che unifica la vita dell’uomo e lo salva dalla divisione consiste nel custodire la parola di Dio come un dono che non va manipolato o strumentalizzato ma custodito e sempre nuovamente accolto. Custodire la parola di Dio significa per prima cosa non dimenticare che essa è “di Dio”, che proviene da lui e a lui ci rimanda. Se dimentichiamo Dio, se lo escludiamo da nostro orizzonte, la nostra fede diviene unicamente esecuzione di precetti che perdono il loro senso e il loro fine.
La seconda via indicata da Gesù è quella dell’attenzione all’uomo. Occorre fare attenzione al cuore dell’uomo e della donna, perché è da lì, dal luogo nel quale si ascolta la parola e si prendono le decisioni, che esce ogni possibile divisione.
Attenzione a Dio e attenzione all’uomo; custodia del comandamento di Dio e del cuore umano sono quindi per Gesù ciò che conserva l’unità e salva dalla divisione e dall’ipocrisia.
In questa “ricetta” che Gesù ci propone sta anche il senso della vera Tradizione. Quella con la “T” maiuscola. Le parole di Gesù non sono contro la Tradizione, ma mettono in guardia da quelle tradizioni che sono il frutto di ipocrisia e di divisione, perché non fanno attenzione a Dio e all’uomo. Invece, la Tradizione vera è quella che sa custodire questa doppia attenzione; non è qualcosa di immutabile che viene dal passato, ma qualcosa di vivo che sempre si rinnova facendo attenzione a Dio e all’uomo contemporaneamente. Il Vaticano II dice che la Tradizione è tutto ciò che la chiesa è, tutto ciò che essa vive.
Preghiamo il Signore di custodire in noi questa doppia attenzione per essere uomini e donne capaci di vera Tradizione.
Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli
Monastero di Camaldoli, 2 settembre 2012
www.monasterodicamaldoli.it


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