sabato 4 aprile 2015

4 aprile 2015 - Sabato Santo: Veglia Pasquale


La parola di Dio che abbiamo ascoltato questa sera ci riporta fino alle origini del mondo. All’inizio abbiamo letto la creazione, poi abbiamo ripercorso alcuni capitoli della storia della salvezza: questo itinerario sta per trovare il suo culmine in quello che viviamo questa notte, la Risurrezione del Signore. Questo evento non si è fermato 2000 anni fa, l’ultimo capitolo di questa storia la stiamo scrivendo qui, noi.
Contempliamo questa volontà di Dio, facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza, l’uomo che non ha capito questa bellezza, che ha rovinato la sua dignità avendo sfiducia in Lui, non ponendo in quel Dio che l’aveva tratto dal nulla, tutto il suo amore. Per questo Gesù è venuto, per ricomporre quell’unità perduta, per rifare nuovo l’uomo, Lui il nuovo Adamo, colui che è fedele al Padre, che ha fiducia in Dio Padre fino alla fine, che non lo sfida, che non si nasconde, che si abbandona.
Entriamo nell’ultimo giorno del Triduo di Pasqua. Questi tre giorni, che abbiamo preparato con un intenso cammino di Quaresima chiedendo al Signore “Donaci un cuore come il tuo”, li abbiamo preparati perché sono il cuore di tutto l’anno liturgico e questa è la Veglia madre di tutte le veglie. Questa celebrazione dovrebbe essere per noi cristiani attesa come una novità, come un evento che stravolge la vita, come un’opportunità, come un dono davanti al quale non si può che stupirsi e gioire.
Abbiamo contemplato in questi giorni la sofferenza di Gesù nel passaggio dal Giovedì Santo al Venerdì Santo, poi il silenzio della tomba in questo Sabato Santo. Oggi ci introduciamo attraverso l’annuncio della Risurrezione nel tempo della gioia. Questi tre passaggi sono fondamentali. La Passione, che è anche sofferenza e dolore; il Sepolcro, il silenzio e la Risurrezione: essi sono il fondamento del mistero della Pasqua. Non dobbiamo dimenticare che c’è un’unità profonda tra la morte e la Risurrezione di Cristo. Oggi siamo qui proprio perché vogliamo entrarci un po’ di più, comprendere più a fondo, perché non servirebbe a nulla tutto quello che abbiamo preparato, celebrato se poi ciascuno di noi non lo facesse diventare la propria vita. Il significato di questa veglia è proprio questo: la Passione di Cristo, l’attesa della Risurrezione e questo momento di festa e di gioia per la Sua risurrezione diventi vita dentro di noi che, in virtù del Battesimo, siamo chiamati ad essere figli di Dio e discepoli di Gesù.
Per questo rinnoveremo le nostre promesse battesimali, perché il Battesimo è l’inizio di quella storia di salvezza tra me e il mio Dio poiché, nel momento in cui i miei genitori insieme al padrino e alla madrina mi hanno consegnato a Dio, io sono abitato dallo Spirito, sono un uomo o una donna spirituale. Ciò non significa essere fuori dal mondo, ma così innestato in questa realtà da poterla plasmare attraverso le proprie azioni, i propri pensieri, desideri, progetti.
Quando guardiamo all’umanità, anche in questo tempo, ci sembra di vederla così lontana dal Mistero Pasquale. L’uomo contemporaneo cerca in tutti i modi di fuggire la sofferenza ma mai come in questo tempo mi sembra che sia in preda all’incapacità di gestire la sofferenza e il dolore. L’uomo continua nella sua creatività, marchio indelebile dell’origine di Dio, a trovare nuove risposte alle malattie; trova continuamente delle strade per prevenire la sofferenza, per curare il dolore ma aprendo gli occhi, ascoltando quello che accade nel mondo e nella nostra vita siamo testimoni di una sofferenza che, anche se non lo vogliamo, ci appartiene e ci accompagna, talora per alcuni diventa un peso così grande tanto da definire l’umanità. La strada, allora, è quella che Gesù ci ha rivelato: dare un senso al dolore e noi, con il Battesimo, siamo protagonisti di questa azione di Dio che ci rivela come dare significato ad ogni aspetto della vita, anche a quello che vorremmo emarginare dalla nostra esistenza, ovvero la sofferenza, il dolore e la morte.
Noi tutti che partecipiamo a questa Celebrazione Eucaristica portiamo nel cuore la sofferenza, grande o piccola che sia, perché se non è una sofferenza fisica, se siamo sinceri, c’è una sofferenza della nostra coscienza, c’è qualche aspetto di noi con il quale non abbiamo ancora fatto pace. Noi siamo qui per mettere nelle piaghe di Cristo la nostra fatica di vivere, la nostra incomprensione del dolore, il gusto amaro della morte. Ma siamo anche qui per raccogliere il grido di gioia che abbiamo ascoltato: “Non è qui. È risorto. Ve l’aveva detto. Ora vi attende”.
Il primo passaggio è fondamentale: stare nella sofferenza, non fuggirla ma assumerla tutta, sapendo che non siamo da soli, che Dio la condivide, che nel mistero della croce Dio si fa così vicino al mio dolore da dargli un senso.
Il secondo passaggio è quello del silenzio. Ho invitato tante volte in queste ore a fare silenzio; ieri mattina ai bambini, durante la Via Crucis, ho detto loro “non ascoltate tante parole inutili oggi, provate ad ascoltare quello che c’è dentro di voi, ad ascoltare quello che gli altri intorno a voi hanno da regalarvi”; anche ieri sera nel bellissimo momento della Via Crucis per le vie di Castelnuovo, il silenzio. Moltissime persone hanno camminato a lungo custodendo nel silenzio l’attesa di questo annuncio che è sempre nuovo, se siamo disposti ad abbandonarci a questo progetto che ci supera da tutte le parti e che dopo 2000 anni continua ad essere annunciato come l’unica speranza per dare un senso al dolore ma anche al silenzio, quel silenzio che accompagna ogni momento difficile come il lutto, l’annuncio di una malattia, una grave incomprensione, una frattura in una relazione, come accade quando ci sentiamo da soli. In questo tempo di silenzio, Gesù ha operato.
Nel Credo diciamo che Gesù discese agli inferi: che cosa significa? Che nel mistero della sua morte Gesù ha recuperato tutto, tutti, è andato a riprendere tutti quanti coloro che prima di lui avevano offerto la propria vita nell’abbandono al progetto di Dio, unico, del Dio che si rivela come il Salvatore, come il Creatore, come il Redentore. È andato a riprendere proprio tutti, tutti coloro che fino a quel momento non conoscevano quel volto di Dio che ci è stato rivelato nel mistero di Cristo, perché prima di Gesù tutti potevano balbettare qualcosa di Dio. Ora noi lo possiamo contemplare, toccare e non farci un volto di Lui a nostra misura, a nostro piacimento, ma un volto di Dio che nasce dall’ascolto del Vangelo. E da ripetere quel gesto che anche tra poco rivivremo, che è Eucaristia. Noi siamo stati in attesa di questo momento che abbiamo annunciato con gioia e ci domandiamo ma quest’opera di Dio non sembra così incompiuta? Non sembra che Gesù abbia vinto veramente la morte? Perché noi non vediamo il suo trionfo definitivo, noi non vediamo che il Regno di Dio si è stabilito con forza, non vediamo che i cristiani hanno capito veramente quale ricchezza abbiano ricevuto in dono, quale possibilità abbiano tra le loro mani, quale amore abbiano nel loro cuore. Gesù però ha vinto e ce lo ha mostrato in quella Risurrezione che per noi è fonte della speranza. Il compimento di questo progetto buono di Dio avverrà con il suo ritorno definitivo. In questo tempo noi siamo uomini della speranza, non di chi vive sognando qualcosa che non accadrà mai ma di chi vive ogni giorno proteso verso l’infinito, con i piedi radicati su questa terra, come ha fatto Gesù, ma con uno sguardo di cielo, avendo a cuore gli uomini e amando Dio, senza fratture: questo è il tempo della nostra vita, questo è il tempo che la Fede nel Dio di Gesù Cristo alimenta. Questa è la Risurrezione. Possiamo vivere da risorti già ora, perché crediamo fortemente che la nostra vita è benedetta e amata sempre, anche quando passa attraverso la passione e il silenzio. Questa è una notte di trionfo, di vittoria.
Dio non ha scelto di avere legioni di angeli, per sbaragliare i nemici come vorremmo noi, di un Dio che metta a tacere tutti coloro che sono contro di lui. Dio non ha trionfato sul sangue dei suoi nemici. La vittoria di Cristo è quella del servizio, il suo trono è una croce, la sua sentenza è il perdono, la possibilità che offre è sempre quella di un ricominciare.
Noi oggi siamo chiamati a condividere questa vittoria di Cristo: come lo possiamo fare? Vivendo innanzitutto in pienezza il nostro Battesimo, avendo uno sguardo buono su questa realtà che è il nostro mondo, anche se il nostro cuore è gonfio di dolore questa sera, pensando ai nostri fratelli martiri per la Fede, pensando alle vittime della follia degli uomini. Ci sono nomi che iniziano a diventarci familiari che ci fanno paura, ma non dobbiamo dimenticare che dovremmo avere paura anche di nomi più quotidiani, più vicini a noi: Boko Haram, Isis, ma anche corruzione, imbroglio, tradimenti, malalingua, divisioni… Tutto questo dovrebbe farci paura e dovrebbe spingerci a prendere in mano il nostro Battesimo come coloro che lo vogliono vivere in pienezza sempre, in ogni momento, non mettendolo mai tra parentesi, anche quando costa fatica perché se ci sono fratelli e sorelle che in odio alla fede muoiono, noi possiamo arrivare fino alla testimonianza del sangue nell’essere uomini autentici, nell’essere uomini risorti. Noi abbiamo questa vocazione se vogliamo essere veramente cristiani e se vogliamo vivere la Pasqua come principio della vita nuova e non solamente come momento commemorativo che passa, aspettando un’altra festa.
La Chiesa è colei che è chiamata a custodire il mistero di Dio. È una chiesa fatta di uomini e donne peccatrici, fin dall’inizio: Gesù non ha avuto paura fin dall’inizio di mettere in chiaro come stanno le cose e così a guidarla è proprio uno di quelli che lo ha tradito, a testimoniarla con forza è uno di quelli che prima lo ha perseguitato. La Chiesa non è un luogo di perfetti, di puri, è il luogo dove ogni uomo che si sente perdonato ha uno sguardo di perdono sull’altro. Per questo noi siamo chiamati a custodire percorsi nuovi di accoglienza, di riconciliazione, di comunione, di condivisione, di solidarietà.
Tra poco benediremo l’acqua con la quale saremo aspersi, come nel giorno del nostro Battesimo. L’acqua è vita. Essa ci serve per lavare, purificare. Chiediamo al Signore che il nostro cuore sia un po’ più simile a suo, perché capaci di vita, perché sia creativo nel cercare il bene, perché abbia a cuore di tenere fuori dalla propria vita ogni forma di male. Chiediamo un cuore puro, che significa proprio come quello di Dio, che sa guardare la realtà e la sa vedere buona, soprattutto sa guardare la realtà dell’uomo e sa dire ancora è molto buona. Vogliamo essere testimoni di questa Risurrezione, vogliamo essere uomini e donne di speranza, vogliamo scegliere oggi di essere persone risorte perché hanno accolto quell’invito: “Andate ed annunciate a tutti quello che io ho fatto come eredità di questo annuncio grande: il Signore è vivo! È risorto!”. Il Signore vi aspetta perché possiate percorrere nuovamente strade di futuro in questa realtà, perché possiate nuovamente percorrere strade di speranza, di condivisione e di amore.
È l’augurio che faccio a me stesso e anche a voi, perché vivere una vita da cristiano senza questa gioia e questa speranza mi sembra di vivere una vita insapore, incolore. Il Signore dice a me Tu sei il sale della terra, tu sei la luce del mondo. Noi abbiamo iniziato questa celebrazione così: con la luce. Ci accompagni in questa notte e faccia in modo, il Signore stesso, che la nostra vita, a partire da questa sera sia più luminosa. 

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