La
parola di Dio che abbiamo ascoltato questa sera ci riporta fino alle origini
del mondo. All’inizio abbiamo letto la creazione, poi abbiamo ripercorso alcuni
capitoli della storia della salvezza: questo itinerario sta per trovare il suo
culmine in quello che viviamo questa notte, la Risurrezione del Signore. Questo
evento non si è fermato 2000 anni fa, l’ultimo capitolo di questa storia la stiamo
scrivendo qui, noi.
Contempliamo
questa volontà di Dio, facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza, l’uomo
che non ha capito questa bellezza, che ha rovinato la sua dignità avendo
sfiducia in Lui, non ponendo in quel Dio che l’aveva tratto dal nulla, tutto il
suo amore. Per questo Gesù è venuto, per ricomporre quell’unità perduta, per
rifare nuovo l’uomo, Lui il nuovo Adamo, colui che è fedele al Padre, che ha
fiducia in Dio Padre fino alla fine, che non lo sfida, che non si nasconde, che
si abbandona.
Entriamo
nell’ultimo giorno del Triduo di Pasqua. Questi tre giorni, che abbiamo preparato
con un intenso cammino di Quaresima chiedendo al Signore “Donaci un cuore come il tuo”, li abbiamo preparati perché sono il
cuore di tutto l’anno liturgico e questa è la Veglia madre di tutte le veglie.
Questa celebrazione dovrebbe essere per noi cristiani attesa come una novità,
come un evento che stravolge la vita, come un’opportunità, come un dono davanti
al quale non si può che stupirsi e gioire.
Abbiamo
contemplato in questi giorni la sofferenza
di Gesù nel passaggio dal Giovedì Santo al Venerdì Santo, poi il silenzio della tomba in questo Sabato
Santo. Oggi ci introduciamo attraverso l’annuncio della Risurrezione nel tempo
della gioia. Questi tre passaggi
sono fondamentali. La Passione, che è anche sofferenza e dolore; il Sepolcro,
il silenzio e la Risurrezione: essi sono il fondamento del mistero della Pasqua.
Non dobbiamo dimenticare che c’è un’unità profonda tra la morte e la
Risurrezione di Cristo. Oggi siamo qui proprio perché vogliamo entrarci un po’
di più, comprendere più a fondo, perché non servirebbe a nulla tutto quello che
abbiamo preparato, celebrato se poi ciascuno di noi non lo facesse diventare la
propria vita. Il significato di questa veglia è proprio questo: la Passione di
Cristo, l’attesa della Risurrezione e questo momento di festa e di gioia per la
Sua risurrezione diventi vita dentro di noi che, in virtù del Battesimo, siamo
chiamati ad essere figli di Dio e discepoli di Gesù.
Per
questo rinnoveremo le nostre promesse battesimali, perché il Battesimo è l’inizio
di quella storia di salvezza tra me e il mio Dio poiché, nel momento in cui i
miei genitori insieme al padrino e alla madrina mi hanno consegnato a Dio, io
sono abitato dallo Spirito, sono un uomo o una donna spirituale. Ciò non
significa essere fuori dal mondo, ma così innestato in questa realtà da poterla
plasmare attraverso le proprie azioni, i propri pensieri, desideri, progetti.
Quando
guardiamo all’umanità, anche in questo tempo, ci sembra di vederla così lontana
dal Mistero Pasquale. L’uomo contemporaneo cerca in tutti i modi di fuggire la
sofferenza ma mai come in questo tempo mi sembra che sia in preda
all’incapacità di gestire la sofferenza e il dolore. L’uomo continua nella sua
creatività, marchio indelebile dell’origine di Dio, a trovare nuove risposte
alle malattie; trova continuamente delle strade per prevenire la sofferenza,
per curare il dolore ma aprendo gli occhi, ascoltando quello che accade nel
mondo e nella nostra vita siamo testimoni di una sofferenza che, anche se non
lo vogliamo, ci appartiene e ci accompagna, talora per alcuni diventa un peso
così grande tanto da definire l’umanità. La strada, allora, è quella che Gesù
ci ha rivelato: dare un senso al dolore e noi, con il Battesimo, siamo
protagonisti di questa azione di Dio che ci rivela come dare significato ad
ogni aspetto della vita, anche a quello che vorremmo emarginare dalla nostra
esistenza, ovvero la sofferenza, il dolore e la morte.
Noi
tutti che partecipiamo a questa Celebrazione Eucaristica portiamo nel cuore la
sofferenza, grande o piccola che sia, perché se non è una sofferenza fisica, se
siamo sinceri, c’è una sofferenza della nostra coscienza, c’è qualche aspetto
di noi con il quale non abbiamo ancora fatto pace. Noi siamo qui per mettere
nelle piaghe di Cristo la nostra fatica di vivere, la nostra incomprensione del
dolore, il gusto amaro della morte. Ma siamo anche qui per raccogliere il grido
di gioia che abbiamo ascoltato: “Non è
qui. È risorto. Ve l’aveva detto. Ora
vi attende”.
Il
primo passaggio è fondamentale: stare nella
sofferenza, non fuggirla ma assumerla tutta, sapendo che non siamo da soli,
che Dio la condivide, che nel mistero della croce Dio si fa così vicino al mio
dolore da dargli un senso.
Il
secondo passaggio è quello del silenzio.
Ho invitato tante volte in queste ore a fare silenzio; ieri mattina ai bambini,
durante la Via Crucis, ho detto loro “non
ascoltate tante parole inutili oggi, provate ad ascoltare quello che c’è dentro
di voi, ad ascoltare quello che gli altri intorno a voi hanno da regalarvi”;
anche ieri sera nel bellissimo momento della Via Crucis per le vie di
Castelnuovo, il silenzio. Moltissime persone hanno camminato a lungo custodendo
nel silenzio l’attesa di questo
annuncio che è sempre nuovo, se siamo disposti ad abbandonarci a questo
progetto che ci supera da tutte le parti e che dopo 2000 anni continua ad
essere annunciato come l’unica speranza per dare un senso al dolore ma anche al
silenzio, quel silenzio che accompagna ogni momento difficile come il lutto,
l’annuncio di una malattia, una grave incomprensione, una frattura in una
relazione, come accade quando ci sentiamo da soli. In questo tempo di silenzio,
Gesù ha operato.
Nel
Credo diciamo che Gesù discese agli inferi: che cosa significa? Che nel mistero
della sua morte Gesù ha recuperato tutto, tutti, è andato a riprendere tutti
quanti coloro che prima di lui avevano offerto la propria vita nell’abbandono
al progetto di Dio, unico, del Dio che si rivela come il Salvatore, come il
Creatore, come il Redentore. È andato a riprendere proprio tutti, tutti coloro
che fino a quel momento non conoscevano quel volto di Dio che ci è stato
rivelato nel mistero di Cristo, perché prima di Gesù tutti potevano balbettare
qualcosa di Dio. Ora noi lo possiamo contemplare, toccare e non farci un volto
di Lui a nostra misura, a nostro piacimento, ma un volto di Dio che nasce
dall’ascolto del Vangelo. E da ripetere quel gesto che anche tra poco
rivivremo, che è Eucaristia. Noi siamo stati in attesa di questo momento che
abbiamo annunciato con gioia e ci domandiamo ma quest’opera di Dio non sembra così incompiuta? Non sembra che Gesù
abbia vinto veramente la morte? Perché noi non vediamo il suo trionfo
definitivo, noi non vediamo che il Regno di Dio si è stabilito con forza, non
vediamo che i cristiani hanno capito veramente quale ricchezza abbiano ricevuto
in dono, quale possibilità abbiano tra le loro mani, quale amore abbiano nel
loro cuore. Gesù però ha vinto e ce lo ha mostrato in quella Risurrezione che
per noi è fonte della speranza. Il compimento di questo progetto buono di Dio
avverrà con il suo ritorno definitivo. In questo tempo noi siamo uomini della
speranza, non di chi vive sognando qualcosa che non accadrà mai ma di chi vive ogni
giorno proteso verso l’infinito, con i piedi radicati su questa terra, come ha
fatto Gesù, ma con uno sguardo di cielo, avendo a cuore gli uomini e amando
Dio, senza fratture: questo è il tempo della nostra vita, questo è il tempo che
la Fede nel Dio di Gesù Cristo alimenta. Questa è la Risurrezione. Possiamo vivere
da risorti già ora, perché crediamo fortemente che la nostra vita è benedetta e
amata sempre, anche quando passa attraverso la passione e il silenzio. Questa è
una notte di trionfo, di vittoria.
Dio
non ha scelto di avere legioni di angeli, per sbaragliare i nemici come
vorremmo noi, di un Dio che metta a tacere tutti coloro che sono contro di lui.
Dio non ha trionfato sul sangue dei suoi nemici. La vittoria di Cristo è quella
del servizio, il suo trono è una croce, la sua sentenza è il perdono, la possibilità
che offre è sempre quella di un ricominciare.
Noi
oggi siamo chiamati a condividere questa vittoria di Cristo: come lo possiamo
fare? Vivendo innanzitutto in pienezza il nostro Battesimo, avendo uno sguardo
buono su questa realtà che è il nostro mondo, anche se il nostro cuore è gonfio
di dolore questa sera, pensando ai nostri fratelli martiri per la Fede,
pensando alle vittime della follia degli uomini. Ci sono nomi che iniziano a
diventarci familiari che ci fanno paura, ma non dobbiamo dimenticare che
dovremmo avere paura anche di nomi più quotidiani, più vicini a noi: Boko Haram,
Isis, ma anche corruzione, imbroglio, tradimenti, malalingua, divisioni… Tutto
questo dovrebbe farci paura e dovrebbe spingerci a prendere in mano il nostro
Battesimo come coloro che lo vogliono vivere in pienezza sempre, in ogni
momento, non mettendolo mai tra parentesi, anche quando costa fatica perché se
ci sono fratelli e sorelle che in odio alla fede muoiono, noi possiamo arrivare
fino alla testimonianza del sangue nell’essere uomini autentici, nell’essere
uomini risorti. Noi abbiamo questa vocazione se vogliamo essere veramente
cristiani e se vogliamo vivere la Pasqua come principio della vita nuova e non
solamente come momento commemorativo che passa, aspettando un’altra festa.
La
Chiesa è colei che è chiamata a custodire il mistero di Dio. È una chiesa fatta
di uomini e donne peccatrici, fin dall’inizio: Gesù non ha avuto paura fin
dall’inizio di mettere in chiaro come stanno le cose e così a guidarla è
proprio uno di quelli che lo ha tradito, a testimoniarla con forza è uno di
quelli che prima lo ha perseguitato. La Chiesa non è un luogo di perfetti, di
puri, è il luogo dove ogni uomo che si sente perdonato ha uno sguardo di
perdono sull’altro. Per questo noi siamo chiamati a custodire percorsi nuovi di
accoglienza, di riconciliazione, di comunione, di condivisione, di solidarietà.
Tra
poco benediremo l’acqua con la quale saremo aspersi, come nel giorno del nostro
Battesimo. L’acqua è vita. Essa ci serve per lavare, purificare. Chiediamo al
Signore che il nostro cuore sia un po’ più simile a suo, perché capaci di vita,
perché sia creativo nel cercare il bene, perché abbia a cuore di tenere fuori
dalla propria vita ogni forma di male. Chiediamo un cuore puro, che significa
proprio come quello di Dio, che sa guardare la realtà e la sa vedere buona,
soprattutto sa guardare la realtà dell’uomo e sa dire ancora è molto buona. Vogliamo essere testimoni
di questa Risurrezione, vogliamo essere uomini e donne di speranza, vogliamo
scegliere oggi di essere persone risorte perché hanno accolto quell’invito: “Andate ed annunciate a tutti quello che io
ho fatto come eredità di questo annuncio grande: il Signore è vivo! È risorto!”.
Il Signore vi aspetta perché possiate percorrere nuovamente strade di futuro in
questa realtà, perché possiate nuovamente percorrere strade di speranza, di condivisione
e di amore.
È l’augurio
che faccio a me stesso e anche a voi, perché vivere una vita da cristiano senza
questa gioia e questa speranza mi sembra di vivere una vita insapore, incolore.
Il Signore dice a me Tu sei il sale della
terra, tu sei la luce del mondo. Noi abbiamo iniziato questa celebrazione così:
con la luce. Ci accompagni in questa notte e faccia in modo, il Signore stesso,
che la nostra vita, a partire da questa sera sia più luminosa.
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