«Se qualcuno vuol venire dietro a me,
rinneghi se stesso,
prenda la sua croce e mi segua. ».
(Mc 8, 34)
"Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la
sua croce e mi segua" (Lc9, 23). Queste parole esprimono la
radicalità di una scelta che non ammette indugi e ripensamenti. E' un'esigenza
dura, che ha impressionato gli stessi discepoli e nel corso dei secoli ha
trattenuto molti uomini e donne dal seguire Cristo. Ma proprio questa
radicalità ha anche prodotto frutti mirabili di santità e di martirio, che
confortano nel tempo il cammino della Chiesa. Oggi ancora questa parola suona
scandalo e follia (cfr 1 Cor 1, 22‑25). Eppure è con essa che
ci si deve confrontare, perché la via tracciata da Dio per il suo Figlio è la
stessa che deve percorrere il discepolo, deciso a porsi alla sua sequela. Non
ci sono due strade, ma una soltanto: quella percorsa dal Maestro. Al discepolo
non è consentito di inventarne un'altra.
Gesù cammina davanti ai suoi e domanda a
ciascuno di fare quanto Lui stesso ha fatto. Dice: io non sono venuto per
essere servito, ma per servire; così chi vuol essere come me sia servo di
tutti. Io sono venuto a voi come uno che non possiede nulla; così posso
chiedere a voi di lasciare ogni tipo di ricchezza che vi impedisce di entrare
nel Regno dei cieli. Io accetto la contraddizione, l'essere respinto dalla
maggioranza del mio popolo; posso chiedere anche a voi di accettare la
contraddizione e la contestazione, da qualunque parte vengano.
In altre parole, Gesù domanda di scegliere
coraggiosamente la sua stessa via; di sceglierla anzitutto "nel
cuore", perché l'avere questa o quella situazione esterna non dipende da
noi. Da noi dipende la volontà di essere, in quanto è possibile, obbedienti
come Lui al Padre e pronti ad accettare fino in fondo il progetto che Egli ha
per ciascuno.
4. "Rinneghi se stesso".
Rinnegare se stessi significa rinunciare al proprio progetto, spesso limitato
e meschino, per accogliere quello di Dio: ecco il cammino della conversione,
indispensabile per l'esistenza cristiana, che ha portato l'apostolo Paolo ad
affermare: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20).
Gesù non chiede di rinunciare a vivere, ma di
accogliere una novità e una pienezza di vita che solo Lui può dare. L'uomo ha
radicata nel profondo del suo essere la tendenza a "pensare a se
stesso", a mettere la propria persona al centro degli interessi e a porsi
come misura di tutto. Chi va dietro a Cristo rifiuta, invece, questo
ripiegamento su di sé e non valuta le cose in base al proprio tornaconto.
Considera la vita vissuta in termini di dono e gratuità, non di conquista e di
possesso. La vita vera, infatti, si esprime nel dono di sé, frutto della grazia
di Cristo: un'esistenza libera, in comunione con Dio e con i fratelli
(cfr Gaudium et spes, 24).
Se vivere alla sequela del Signore diventa il
valore supremo, allora tutti gli altri valori ricevono da questo la loro giusta
collocazione ed importanza. Chi punta unicamente sui beni terreni risulterà
perdente, nonostante le apparenze di successo: la morte lo coglierà con un
cumulo di cose, ma con una vita mancata (cfr Lc 12, 13‑21). La
scelta è dunque tra essere e avere, tra una vita piena e un'esistenza vuota,
tra la verità e la menzogna.
5. "Prenda la sua croce e mi segua".
Come la croce può ridursi ad oggetto ornamentale, così "portare la
croce" può diventare un modo di dire. Nell'insegnamento di Gesù
quest'espressione non mette, però, in primo piano la mortificazione e la rinuncia.
Non si riferisce primariamente al dovere di sopportare con pazienza le piccole
o grandi tribolazioni quotidiane; né, ancor meno, intende essere un'esaltazione
del dolore come mezzo per piacere a Dio. Il cristiano non ricerca la sofferenza
per se stessa, ma l'amore. E la croce accolta diviene il segno dell'amore e del
dono totale. Portarla dietro a Cristo vuol dire unirsi a Lui nell'offrire la
prova massima dell'amore.
Non si può parlare di croce senza considerare
l'amore di Dio per noi, il fatto che Dio ci vuole ricolmare dei suoi beni. Con
l'invito *seguimi+ Gesù ripete ai suoi discepoli non solo: prendimi come
modello, ma anche: condividi la mia vita e le mie scelte, spendi insieme con me
la tua vita per amore di Dio e dei fratelli. Così Cristo apre davanti a noi la
*via della vita+, che è purtroppo costantemente minacciata dalla "via
della morte". Il peccato è questa via che separa l'uomo da Dio e dal
prossimo, provocando divisione e minando dall'interno la società.
La "via della vita", che
riprende e rinnova gli atteggiamenti di Gesù, diviene la via della fede e della
conversione. La via della croce, appunto. E' la via che conduce ad affidarsi a
Lui e al suo disegno salvifico, a credere che Lui è morto per manifestare
l'amore di Dio per ogni uomo; è la via di salvezza in mezzo ad una società
spesso frammentaria, confusa e contraddittoria; è la via della felicità di
seguire Cristo fino in fondo, nelle circostanze spesso drammatiche del vivere
quotidiano; è la via che non teme insuccessi, difficoltà, emarginazioni,
solitudini, perché riempie il cuore dell'uomo della presenza di Gesù; è la via
della pace, del dominio di sé, della gioia profonda del cuore.
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