Morte e sepoltura di Sant'Ambrogio
«Avete qui qualche
cosa da mangiare?»
(Luca 24,41b)
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| Duccio di Buoninsegna, Apparizione di Gesù a porte chiuse Siena - Museo dell'Opera del Duomo |
Non sono un fantasma!
Mi colpisce
il lamento di Gesù, una tristezza nelle sue parole, ma ancor più il suo
desiderio di essere toccato, stretto, abbracciato come un amico che torna:
Toccatemi. E pronuncia, per sciogliere le paure e i dubbi, i verbi più semplici
e più familiari: Guardate, toccate, mangiamo! Non a visioni d'angeli, non a una
teofania gloriosa, gli apostoli si arrendono ad una porzione di pesce
arrostito, al più familiare dei segni, al più umano dei bisogni. Gesù vuole entrare
nella vita concreta dei suoi, esserne riconosciuto come parte vitale. Perché anche
il Vangelo non sia un fantasma, un fumoso ragionare, un rito settimanale, ma
roccia su cui costruire, sorgente alla quale bere. La bella notizia: Gesù non è
un fantasma, ha carne e sangue come noi. Questo piccolo segno del pesce, gli
apostoli lo daranno come prova: noi abbiamo mangiato con lui dopo la sua
risurrezione (At 10,41). Perché mangiare è il segno della vita; mangiare
insieme è il segno più eloquente di una comunione ritrovata, che lega insieme e
custodisce e accresce le vite, figlio delle nostre paure o delle nostre
speranze.
Il Risorto non avanza richieste, non detta ordini. La sua prima
offerta è «stare in mezzo» ai suoi, riannodare la comunione di vita. Viene e condivide
pane, sguardi, amicizia, parola. Non chiede, regala. Non chiede di digiunare
per lui, ma di mangiare con lui. Vuole partecipare alla mia vita e che io
condivida la sua. Ma in un sentimento di serenità, di distensione.
Infatti la
sua prima parola è: pace a voi! Pace, che è il riassunto dei doni di Dio. È la
serenità dello spirito che ci permette di capirci, di fare luce nei nostri
rapporti, di vedere il sole più che le ombre, di distinguere tra un fantasma e
il Signore. Solo il cuore in pace capisce. Infatti, il Vangelo annota: Aprì
loro la mente per comprendere le Scritture. Perché finora avevano capito solo
ciò che faceva comodo, solo ciò che li confermava nelle loro idee. C'è bisogno
di pace per cogliere il senso delle cose. Quando sentiamo il cuore in tumulto è
bene fermarci, fare silenzio, non parlare.
Mi consola la fatica dei discepoli
a credere, il loro oscillare tra paura e gioia. È la garanzia che la
risurrezione di Gesù non è una loro invenzione, ma un evento che li ha spiazzati.
Lo conoscevano bene, il Maestro, dopo tre anni di strade, di olivi, di pesci,
di villaggi, di occhi negli occhi, eppure non lo riconoscono. Gesù è lo stesso
ed è diverso, è il medesimo ed è trasformato, è quello di prima ed è altro. Perché
la Risurrezione non è semplicemente ritornare alla vita di prima: è andare avanti,
è trasformazione, è il tocco di Dio che entra nella carne e la trasfigura.
(Ermes
Ronchi)

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