venerdì 6 gennaio 2012

6 gennaio 2012

Epifania del Signore


Al vedere la stella, 
provarono una gioia grandissima. 
Entrati nella casa, videro il bambino 
con Maria sua madre, 
si prostrarono e lo adorarono. 
Poi aprirono i loro scrigni 
e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 
Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, 
per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
(Mt 2, 10-12)

A Natale è Dio che cerca l'uomo. All'E­pifania, è l'uomo che cerca Dio. Ed è tutto un germinare di segni: come segno Maria ha un angelo, Giuseppe un sogno, i pa­stori un Bambino nella mangiatoia, ai Magi basta una stella, a noi bastano i Magi. Perfino Erode ha il segno: dei viaggiatori che giungono dall'Oriente, cul­la della luce, a cercare un altro re. 
Perché un segno c'è sem­pre, per tutti, anche oggi. Spesso si tratta di piccoli segni, sommessi; più spes­so ancora si tratta di per­sone che sono epifanie di bontà, incarnazioni viven­ti di Vangelo, che hanno oc­chi e parole come stelle. L'uomo è la stella: «percorri l'uomo e troverai Dio» (sant'Agostino). Perché Dio non è il Dio dei libri, ma della carne in cui è di­sceso. 
Come possiamo diventare anche noi lettori di segni, e non scribi sotto un cielo vuoto? 
I. Il primo passo lo indica I­saia: «Alza il capo e guar­da!». La vita è estasi, uscire da sé, guardare in alto; u­scire dal piccolo perimetro del sangue verso il grande giro delle stelle, dalle mille sbarre dietro cui si rin­chiude e si illude il Narciso che è in me, verso l'Altro. Aprire le finestre di casa ai grandi venti. 
II. Mettersi in strada dietro una stella che cammina. Per trovare Cristo occorre andare, indagare, scioglie­re le vele, viaggiare con l'in­telligenza e con il cuore. Cercare è già un po' trova­re, ma trovare Cristo vuol dire cercarlo ancora. «Andando di inizio in ini­zio, per inizi sempre nuovi» (Gregorio di Nissa). An­dando però insieme, come i magi: piccola comunità, solitudine già vinta; come loro fissando al tempo stes­so gli abissi del cielo e gli occhi delle creature. 
III. Non temere gli errori. Occorre l'infinita pazienza di ricominciare, e di inter­rogare di nuovo la Parola e la stella, non come fa uno scriba, ma come fa un bambino. Come guarda un bambino? Con uno sguar­do semplice e affettuoso. 
IV. Adorare e donare. Il do­no più prezioso che i Magi possono offrire è il loro stesso viaggio, lungo quasi due anni; il dono più gran­de è il loro lungo desiderio. Dio desidera che abbiamo desiderio di lui. 
«Per un'altra strada ritor­narono al loro paese». An­che il ritorno a casa è stra­da nuova, perché l'incon­tro ormai ti ha fatto nuovo: «Cercatore verace di Dio è solo chi inciampa su una stella, scambia incenso ed oro con un ridente cuore di bimbo e, tentando strade nuove, si smarrisce nel pulviscolo magico del deserto...» (D.M.Montagna).
(Ermes Ronchi)


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