«Ecco lo sposo! Andategli incontro!»
(Mt 25,6)
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| Paolo Maiani, Parabola delle dieci vergini |
É difficile descrivere la vita. Sintetizzarla, intendo, riuscire a dire in
poche parole l'essenziale, mettendoci dentro tutto quello che della vita ci
resta, le cose belle e le cose brutte. Eppure, a pensarci bene, la cosa che
contraddistingue il discepolo è proprio questa volontà, dopo avere conosciuto
il Maestro e il volto del Padre, di riempire la vita di luce, di trovare il
senso ultimo delle cose o, almeno, quello penultimo.
Oggi la parabola delle amiche della sposa che aspettano lo sposo ci da' la
possibilità di riflettere su cosa sia la vita.
La vita è attesa, ci dice oggi la parabola.
Attesa. Curiosa come definizione, intrigante come suggestione.
A rifletterci su, è abbastanza vero: tutti aspettiamo qualcosa. Dal lavoro, dai
figli, dal compagno, dagli anni che passano, Costruiamo esperienze, proviamo
emozioni, ci sbattiamo per conseguire risultati, ma tutto ciò che facciamo, nel
fondo si motiva col desiderio inespresso di avere il cuore ricolmo, sazio,
soddisfatto. Tutti attendiamo qualcosa, anche dalla fede, anche da noi stessi.
Ma, col passare degli anni, vedendo che i miei difetti restano tali, vedendo
che il mondo non cambia, vedendo che la litania degli sbagli degli uomini nella
storia continua, malgrado gli sforzi, l'attesa rischia di smorzarsi, la
disillusione cresce nel cuore, non ci aspettiamo più nulla, finisce col
prevalere la stanchezza, se va bene, il cinismo, se va male.
La delusione arriva cocente per chi ha investito tutto sull'immagine,
sull'essere splendidi, sul potere, sulla gloria, sul possedere. Il nostro mondo
ci gasa ben bene su quest'aspetto: bisogna lottare, bisogna ottenere, sfondare,
riuscire. Schiavi del ventunesimo secolo, molti tra noi sono costretti a
lavorare per vivere, senza avere più il tempo di vivere. Altri la scelgono,
questa vita delirante, riempiendo ogni spazio di tempo, identificandosi con i
risultati conseguiti, credendo (sul serio!) che la ragione della mia
insoddisfazione è che non ho il corpo giusto o la giusta retribuzione per il
mio lavoro o sufficienti cavalli sotto il motore della mia auto.
Baggianate, lo sappiamo bene.
Non è il "fuori" che riempie: quello stordisce, appaga, inganna. E'
il "dentro" che facciamo fatica a riempire, a colmare, a calmare.
Puntare ogni attesa su appagare i (falsi) bisogni che la società ci induce è
rischioso.
La vita è attesa, ma conviene riporre la speranza e l'intelligenza nell'attendere
l'Unico che può davvero saziare.
Gesù insiste: sì, avete ragione, la vita è attesa; aspettate la persona giusta,
aspettate me.
La vita è attesa dello sposo, questo dice Gesù oggi.
La parabola descrive bene il clima che si viene a creare la vigilia di una
grande festa: è cresciuta la tensione nei preparativi, l'aria si è fatta
frizzante, è tutto un via vai e un'agitazione per non dimenticare nulla. Le
damigelle (questo il senso di "vergini" nella parabola: sono delle
ragazze giovani amiche della sposa) aspettano lo sposo, vestite a festa. Strano
sposo: arriva nel cuore della notte, si fa aspettare.
Così è la nostra vita: abbiamo accolto il Vangelo, ci siamo convertiti, abbiamo
cercato di configurare la nostra vita a Cristo, ne abbiamo anche sentito la
presenza, dolcissima, per qualche istante,
magari durante una veglia di preghiera, un viaggio a Taizé o a Lourdes, una
ritiro di sei giorni. Ne sei affascinato, attratto, stregato, ma la sua
presenza è fuggevole, è un "già" e "non ancora", è tormento
e sicurezza. Dopo un momento di follia inebriante nello Spirito, di
innamoramento di Dio, cala il silenzio, la quotidianità e i problemi ti travolgono.
Allora aspetti, sai che tornerà.
Sai che verrà quando meno te lo aspetti, magari nella notte, quando il buio
avrà riempito il tuo cuore.
Aspetti la sua venuta, di nuovo, nella tua vita.
Aspetti la sua venuta, gloriosa, nella pienezza dei tempi, nella consumazione
della Storia.
Aspetti la sua venuta, cercatore di Dio che ti sei avvicinato al Vangelo e ti
sei fatto discepolo.
Tutto qui: la vita è un'attesa d'amore, dice Gesù.
Allora, se la mia vita è attesa, pazienza se non mi è andata granché bene.
Avrei voluto altro, avevo pensato ad altro per me, avevo altri sogni, altri
progetti; non si sono realizzati. Pazienza.
Allora, se la vita è attesa, le cose che vivo sono sempre in riferimento a
qualcosa di più grande, di immenso, del cuore stesso di Dio, Successi e sconfitte
le leggo alla luce di questo orizzonte cento volte più ampio, mille volte più
luminoso.
Allora, se la vita è attesa, vivo il senso del limite come necessario, come
benevolo, come l'opportunità che mi à data di capire il senso profondo della
vita.
Allora, se la vita è attesa, ed è attesa di uno sposo, il tenore di fondo della
mia vita sarà quello del preparativo di una splendida festa e la mia comunità
vivrà elettrizzata per l'arrivo dello sposo.
Allora, se la vita è attesa, ci incoraggeremo gli uni gli altri, ci sproneremo
a restare svegli, se lo sposo tarda.
(Paolo Curtaz)

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