«Zaccheo, scendi
subito,
perché oggi devo fermarmi a casa tua».
(Lc 19,
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| Niels Larsen Stevns, Gesù e Zaccheo |
C'è un
Rabbi che riempie di gente le strade. Tanta gente, al punto che Zacchéo,
piccolo di statura, ha davanti a sé un muro. Ma questo piccolo - grande uomo
non ha complessi, ha un obiettivo: vuole vedere Gesù, di parlargli non spera, e
invece di nascondersi dietro l'alibi dei suoi limiti, cerca la soluzione: l'albero.
Zacchéo agisce in nome non della paura ma del desiderio, e così diventa
creativo, inventa, va' controcorrente, respira un'energia che lo fa correre
avanti e salire in alto.
Gesù passando alzò lo sguardo: guarda quell'uomo dal
basso verso l'alto, come quando si inginocchia e lava i piedi ai discepoli. Dio
non ci guarda mai dall'alto in basso, ma sempre dal basso verso l'alto, con
infinito rispetto, annullando ogni distanza.
Lo sguardo di Gesù: il solo
sguardo che non giudica, non condanna, non umilia, e perciò libera; che va
diritto al cuore e interpella la parte migliore di ciascuno, quel frammento
puro che nessun peccato arriverà mai a cancellare. Zacchéo vuol dire «Dio si
ricorda». Ma non del tuo peccato, bensì del tuo tesoro si ricorda. Zacchéo
cerca di vedere Gesù e scopre che Gesù cerca di vedere lui. Il cercatore si accorge
di essere cercato, l'amante scopre di essere amato: Zacchéo, scendi, oggi
devo fermarmi a casa tua.
«Devo» dice Gesù, devo fermarmi! Dio deve cercarmi,
deve farlo per un suo intimo bisogno: a Dio manca qualcosa, manca Zacchéo, manca
l'ultima pecora, manco io. Se Gesù avesse detto: Zacchéo, io ti conosco bene, so
che sei un ladro, se restituisci ciò che hai rubato verrò a casa tua.
Credetemi: Zacchéo sarebbe rimasto sull'albero.
Zacchéo prima incontra, poi si
converte: incontrare uno come Gesù fa credere nell'uomo; incontrare un uomo
così rende liberi; incontrare questo amore fa amare; incontrare un Dio che non
fa prediche e non condanna ma che si fa amico moltiplica l'amicizia. Scese in
fretta e lo accolse pieno di gioia. Poche parole: fretta, accogliere, gioia,
che dicono sulla conversione più di tanti trattati. Apro la casa del cuore a
Dio, con fiducia, e la gioia e la vita si rimettono in moto.
Infatti vediamo
la casa di Zacchéo riempirsi di amici, il ricco diventare amico dei poveri:
«Metà di tutto ciò che ho è per loro» Come se i poveri fossero la metà di se
stesso.
Oggi a casa tua. Dio alla portata di ognuno. Dio nella casa: alla mia
tavola, come un familiare, intimo come una persona cara. Perché Gerico è su
ogni strada del mondo: per ogni piccolo c'è un albero, per ognuno uno sguardo.
La casa di Zacchéo è la mia. Sulla soglia attendo: La mia casa è aperta, vieni!
(Ermes Ronchi)

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