«Il Figlio dell’uomo
infatti
non è venuto per
farsi servire,
ma per servire
e dare la propria
vita in riscatto per molti».
(Mc 10,45)
Giovanni, il discepolo preferito, il
più spirituale, il mistico, chiede di occupare il primo posto, lui e suo
fratello. E gli altri dieci compagni immediatamente si ribellano, unanimi nella
gelosia, probabilmente perché avrebbero voluto chiederlo loro! Ed è come se
finora Gesù avesse parlato a vuoto: «Non sapete quello che chiedete», quali
dighe abbattete con questa fame di primeggiare, quale mondo sbagliato generate
con questa volontà di potenza! E spalanca l'alternativa cristiana, la
differenza cristiana.
I grandi della terra dominano e opprimono gli altri. Tra
voi però non è così! Credono di dirigere il mondo con la forza... voi non
sarete così! Gesù prende le radici del potere e le capovolge al sole e
all'aria.
Chi vuole diventare grande: Gesù non condanna questo desiderio, anzi
lui stesso promette una grandezza, non vuole con sé uomini umiliati o schiavi,
ma che diventino grandi, regali, nobili, fieri, liberi, prendendosi cura della
felicità dell'altro.
Sia il servitore di tutti. Servizio: il nome esigente
dell'amore, il nome nuovo della civiltà. Anzi, il nome di Dio: «Non sono venuto
per farmi servire, ma per essere servo». La più sorprendente di tutte le
definizioni di Gesù. Parole che danno una vertigine: Dio mio servitore! Vanno a
pezzi le vecchie idee su Dio e sull'uomo: Dio non è il Padrone dell'universo,
il Signore dei signori, il Re dei re, è il servo di tutti. Non tiene il mondo
ai suoi piedi, è inginocchiato lui ai piedi delle sue creature; non ha troni,
cinge un asciugamano, si inchina davanti a te, e i tuoi piedi sono fra le sue
mani. Ma io tremo, se penso alla brocca e all'asciugamano, ho paura. Eppure ve
la immaginate un'umanità dove ognuno corre ai piedi dell'altro? E si inchina
non davanti ai potenti del mondo, ma davanti all'ultimo?
Pensiamo attentamente
a che cosa significhi avere un Dio nostro servitore. Il padrone fa paura, il
servo no. Cristo ci libera dalla paura delle paure: quella di Dio. Il padrone
giudica e punisce, il servo no, sostiene, non spezza la canna incrinata ma la
fascia come fosse un cuore ferito. Gesù capovolge l'immagine tradizionale di
Dio, le dà una bellezza che stordisce: siamo stati creati per essere amati e
serviti da Dio, qui e per sempre. Non sei tu che esisti per Dio, ma è Dio che
esiste per te, in funzione di te, per amarti, per servirti, per conoscerti, per
lasciarsi stupire da te, da questi imprevedibili, liberi, splendidi, talvolta
meschini figli che noi siamo. Se Dio è nostro servitore, chi sarà nostro padrone?
Il credente non ha nessun padrone, eppure è servo di ogni uomo. E non come
riserva di viltà, ma come grandezza d'animo, come prodigio di coraggio.
(Ermes Ronchi)

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