«Dai loro frutti dunque li
riconoscerete».
(Mt 7,20)
Gesù si è sempre
distanziato da un atteggiamento purtroppo diffuso in ogni forma di religiosità:
il rischio di essere legati all'esteriorità, di far diventare l'avventura del
discepolato un mestiere e la passione della conversione e della vita nuova un fumo
bruciacchiato di stanca devozione. La soluzione che Gesù propone ai discepoli è
semplice: guardate i frutti. Ecco un modo semplice per poter misurare la nostra
fede e la nostra pastorale: guardare i frutti, vedere se esiste una differenza
tra la logica del mondo e la logica di Dio nella nostra pastorale. Cosa è
cambiato in questi anni nella mia vita? Se ho maggiore fiducia, maggiore
serenità, maggiore luce certamente è merito del vangelo. Così come riconoscere
tra i tanti guru del nostro tempo i veri profeti è relativamente semplice: le
grandi persone si vedono dai piccoli gesti. Una parola, infine, va detta sul
criterio evangelico per discernere gli effetti della nostra pastorale; dico
spesso ai miei parrocchiani, per sdrammatizzare quando una qualche iniziativa
non ha funzionato o per tirare su di morale una catechista: "Tranquilli,
il regno di Dio avanza, lavori in corso, scusate il disagio". Sì amici, il
metro di misura delle nostre comunità non è l'efficienza ma l'amore, non il
profitto - fosse anche spirituale - ma la gioia data dal saperci amati. Lontani
dalla logica mondana, convertiamo i nostri cuori alla tenerezza di Dio che
conosce e ama i suoi figli.
(Paolo Curtaz)
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