«Chiunque ascolta
queste mie parole
e le mette in pratica,
sarà simile a un uomo
saggio,
che ha costruito la
sua casa sulla roccia».
(Mt 7,24)
La gente ascoltava Gesù e capiva. Capiva che per entrare nel suo sogno
(il regno dei cieli è il mondo come lui lo sogna) non servivano lunghe
preghiere, né le formule esatte dei dottori in teologia: non chi dice Signore,
Signore. Che bastava percorrere una strada più libera e viva: fare la volontà
del Padre. Volontà di Dio è la mia impotenza avvolta dalla sua onnipotenza, che
nessun uomo sia solo, che ognuno fiorisca a immagine di Dio, che abbia compagni
d'amicizia e di festa, che sia creativo, libero e ostinato nell'amore. Signore,
abbiamo profetato nel tuo nome, scacciato demòni, compiuto prodigi. Ma io dirò
loro: Non vi ho mai conosciuti. Voi non potete entrare. Non entrano quelli che
si vantano dei loro meriti, che si giustificano da sé, così indaffarati nel
fare, da aver dimenticato l'essenziale. L'essenziale è dentro queste parole:
non vi conosco. Dio cerca in me ciò che ben conosce: un riflesso almeno del suo
amore. Conoscere nella Bibbia è un verbo carico di potenza e d’intimità, vuol
dire incontrare, toccare, stringere, evoca l'incontro dell'uomo e della donna quando
si amano e generano vita. Non vi conosco: avete proclamato Cristo, avete
venerato Dio, ma è rimasto esterno a voi, non c'è stato quel combaciare
profondo, […], l'osmosi, lo scambio di vita. Quanta gente straordinaria è
lasciata fuori: profeti, esorcisti, taumaturghi! Ma il Vangelo non chiede cose
eccezionali. Noi diciamo: beati i profeti. Lui ha detto: beati i poveri. Noi:
beati quelli che fanno miracoli; Lui: beati quelli che fanno misericordia. Non
nello straordinario, ma nel quotidiano noi assomigliamo a Cristo, in un bicchiere
d'acqua fresca offerto, in un pezzo di strada fatto con chi ha paura, in una
lacrima asciugata. In gesti come quelli di Gesù: quante volte si ferma, solo
perché qualcuno lo chiama. Si ferma e si gira, non lo vediamo mai progettare
grandi opere, ma ascoltare, imporre le mani, toccare occhi, orecchi, labbra,
spezzare il pane, entrare nelle case, sedere a mensa. Vale per noi tutti: meno
opere e più gesti. E poi c'è il terzo momento del Vangelo: la parabola delle due
case. Una fondata sulla roccia, l'altra sulla sabbia. Chi non costruisce le sue
relazioni sull'amore, costruisce sul nulla. Chi edifica sull'amore non avrà una
vita più facile, una famiglia senza problemi: strariperanno fiumi, soffieranno
venti per gli uni e per gli altri. Non una vita semplificata, ma un’esistenza
nella consistenza, con più gioia, con radici salde, che combaciano con la roccia,
una debolezza ma avvolta d'onnipotenza.
(Ermes Ronchi)

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