«Non impedite che i
bambini vengano a me;
a chi è come loro, infatti,
appartiene il regno dei cieli».
(Mt 19,14)
Che tenerezza fa questo
Gesù che abbraccia e coccola i bambini che gli stanno intorno! Eppure ci voleva
Dio per spiegarci questa cosa. Ai tempi di Gesù tutte le culture, quella
giudaica, quella romana, quella greca, erano in difficoltà nel giudicare
l'infanzia. Cos'era un bambino? Un non ancora uomo, un non compiuto. C'era una
certa insofferenza verso i bambini, da parte dei maschi, ma anche sfruttamento
e lavoro, il più delle volte, come accade ancora in molte culture povere nel
mondo. I bambini erano proprietà dei genitori che li usavano a propria utilità.
Gesù, invece, ribalta la situazione, i bambini sono presi a modello del
discepolo. Non si tratta di essere infantili, no, ma di avere, come i bambini,
uno sguardo semplice e immediato sulla realtà, uno slancio di fiducia come solo
il bambino sa fare. Se una cosa il nostro ingrato mondo deve riconoscere ai
cristiani e al cristianesimo, è proprio il rispetto e l'affetto verso i
bambini. Amiamo i nostri bambini, allora, lasciamoli diventare adulti,
assumiamoci l'onere e la gioia dell'educazione. Le nostre comunità cristiane
mettano i bambini al centro del proprio annuncio, li accolgano nel loro gioioso
brusio e nella loro sconcertante spontaneità, non allontaniamo dalle nostre
celebrazioni i bimbi che ci danno fastidio, come a volte ahimè accade, perché
Gesù non ne è per nulla infastidito!
(Paolo Curtaz)

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