«Padre, ti rendo grazie perché mi hai
ascoltato.
Io sapevo che mi dai sempre ascolto,
ma l’ho detto per la gente che mi sta
attorno,
perché credano che tu mi hai
mandato».
(Gv 11,41-42)
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| Giotto, Risurrezione di Lazzaro, Padova Cappella degli Scrovegni |
Nella vita degli amici di
Gesù irrompono la morte e il miracolo. Se tu fossi stato qui mio fratello non
sarebbe morto. Dolcemente, come si fa con chi amiamo, Marta rimprovera l'amico:
va diritta al cuore di Gesù, e Gesù va diritto al cuore delle cose: Tuo
fratello risorgerà. E Marta: so che risorgerà nell'ultimo giorno. Ma quel giorno
è così lontano dal mio desiderio e dal mio dolore.
Marta parla al futuro: So
che risorgerà, Gesù parla al presente: Io sono, e incide due parole tra le più
importanti del Vangelo: Io sono la risurrezione e la vita.
Come alla samaritana è
ancora a una donna che Gesù regala parole che sono al centro di tutta la fede:
Io ci sono e sono la vita! Sono colui che adesso, qui, fa rinascere e ripartire
da tutte le cadute, gli inverni, gli abbandoni.
Notiamo la successione
delle due parole «Io sono la Risurrezione e la vita». Prima viene la
Risurrezione, poi la vita, e non viceversa. Risurrezione è un'esperienza che
interessa prima di tutto il nostro presente e non solo il nostro futuro.
A risorgere sono chiamati
i vivi, noi, prima che i morti: a svegliarci e rialzarci da tutte le vite
spente e immobili, addormentate e inutili; a fare cose che rimangano per
sempre: Da morti che eravamo ci ha fatti rivivere con Cristo, con lui
risuscitati (Efesini 2,5-6).
La vita avanza di
risurrezione in risurrezione, verso l'uomo nuovo, verso la statura di Cristo, verso
la sua misura. O uomo prendi coscienza della tua dignità regale, Dio in te...
(Gregorio di Nissa), che ti trasforma, e fa la vita più salda, amorevole,
generosa, sorridente, creativa, libera. Eterna. Che rotola armoniosa nelle mani
di Dio.
Gesù si commosse
profondamente e scoppiò in pianto. Dissero allora: guarda come lo amava! Piange
e le sue lacrime sono la sua dichiarazione d'amore a Lazzaro e alle sorelle.
Dio piange e piange per me: sono io Lazzaro, io sono l'amico, malato e amato,
che Gesù non accetta gli sia strappato via. Dalle lacrime di Dio impariamo il
cuore di Dio.
Il perché della nostra
risurrezione sta in questo amore fino al pianto. Risorgiamo adesso, risorgeremo
dopo la morte, perché amati.
Il vero nemico della
morte non è la vita ma l'amore.
Forte come la morte è l'amore,
dice il Cantico. Ma l'amore di Dio è più forte della morte. Se il nome di Dio è
amore, allora il suo nome è anche Risurrezione.
Lazzaro, vieni fuori!
Liberatelo e lasciatelo andare.
Tre parole per risorgere,
tre ordini che risuonano per me: esci, liberati e vai. Con passo libero e
glorioso, per sentieri nel sole, in un mondo abitato ormai dalla più alta
speranza: qualcuno è più forte della morte.
(Ermes Conti)

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