«Lasciala
fare,
perché ella lo conservi per il giorno
della mia sepoltura.
I
poveri infatti li avete sempre con voi,
ma non sempre avete me».
(Gv
12,7-8)
Il Vangelo poc’anzi proclamato ci conduce
a Betania, dove, come annota l’Evangelista, Lazzaro, Marta e Maria offrirono
una cena al Maestro (Gv 12,1).
Questo banchetto in casa dei tre amici di Gesù è caratterizzato dai
presentimenti della morte imminente: i sei giorni prima di Pasqua, il
suggerimento del traditore Giuda, la risposta di Gesù che richiama uno degli
atti pietosi della sepoltura anticipato da Maria, l’accenno che non sempre lo
avrebbero avuto con loro, il proposito di eliminare Lazzaro in cui si riflette
la volontà di uccidere Gesù. In questo racconto evangelico, c’è un gesto sul
quale vorrei attirare l’attenzione: Maria di Betania “prese trecento grammi di
profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li
asciugò con i suoi capelli” (12,3). Il gesto di Maria è l’espressione di fede e
di amore grandi verso il Signore: per lei non è sufficiente lavare i piedi del
Maestro con l’acqua, ma li cosparge con una grande quantità di profumo
prezioso, che – come contesterà Giuda – si sarebbe potuto vendere per trecento
denari; non unge, poi, il capo, come era usanza, ma i piedi: Maria offre a Gesù
quanto ha di più prezioso e con un gesto di devozione profonda. L’amore non
calcola, non misura, non bada a spese, non pone barriere, ma sa donare con
gioia, cerca solo il bene dell’altro, vince la meschinità, la grettezza, i
risentimenti, le chiusure che l’uomo porta a volte nel suo cuore.
Maria si pone ai piedi di Gesù in umile
atteggiamento di servizio, come farà lo stesso Maestro nell’Ultima Cena, quando
– ci dice il quarto Vangelo – “si alzò da tavola, depose le vesti, prese un
asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e
cominciò a lavare i piedi dei discepoli” (Gv 13,4-5), perché – disse – “anche voi
facciate come io ho fatto a voi” (v. 15): la regola della comunità di Gesù è
quella dell’amore che sa servire fino al dono della vita. E il profumo si
spande: “tutta la casa – annota l’Evangelista – si riempì dell’aroma di quel
profumo” (Gv 12,3). Il
significato del gesto di Maria, che è risposta all’Amore infinito di Dio, si
diffonde tra tutti i convitati; ogni gesto di carità e di devozione autentica a
Cristo non rimane un fatto personale, non riguarda solo il rapporto tra
l’individuo e il Signore, ma riguarda l’intero corpo della Chiesa, è
contagioso: infonde amore, gioia, luce.
“Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1,11):
all’atto di Maria si contrappongono l’atteggiamento e le parole di Giuda, che,
sotto il pretesto dell’aiuto da recare ai poveri, nasconde l’egoismo e la
falsità dell’uomo chiuso in se stesso, incatenato dall’avidità del possesso,
che non si lascia avvolgere dal buon profumo dell’amore divino. Giuda calcola
là dove non si può calcolare, entra con animo meschino dove lo spazio è quello
dell’amore, del dono, della dedizione totale. E Gesù, che fino a quel momento
era rimasto in silenzio, interviene a favore del gesto di Maria: “Lasciala
fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura” (Gv 12,7). Gesù comprende che Maria ha
intuito l’amore di Dio ed indica che ormai la sua ”ora” si avvicina, l’“ora” in
cui l’Amore troverà la sua espressione suprema sul legno della Croce: il Figlio
di Dio dona se stesso perché l’uomo abbia la vita, scende negli abissi della
morte per portare l’uomo alle altezze di Dio, non ha paura di umiliarsi
“facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (Fil 2,8). Sant’Agostino, nel Sermone in
cui commenta tale brano evangelico, rivolge a ciascuno di noi, con parole
incalzanti, l’invito ad entrare in questo circuito d’amore, imitando il gesto
di Maria e ponendosi concretamente alla sequela di Gesù. Scrive Agostino: “Ogni
anima che voglia essere fedele, si unisce a Maria per ungere con prezioso
profumo i piedi del Signore… Ungi i piedi di Gesù: segui le orme del Signore
conducendo una vita degna. Asciugagli i piedi con i capelli: se hai del
superfluo dallo ai poveri, e avrai asciugato i piedi del Signore” (In Ioh.
evang., 50, 6).
(Benedetto XVI,
Omelia nel V anniversario della morte
del
servo di Dio Giovanni Paolo II,
29 marzo 2010)

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