«Dov’è
il tuo tesoro,
là sarà anche il tuo cuore».
(Mt 6,21)
Il Vangelo ci propone
due passi, il vero tesoro e l’occhio, accomunati dal tema del desiderio.
L’occhio, organo del desiderio, sia positivo, sia negativo (cfr. Gen 3,6), è
all’origine dell’accumulo della ricchezza. Gesù non condanna la ricerca della
ricchezza, e non afferma che dobbiamo superare il desiderio, a differenza di
altri insegnamenti (buddismo, stoicismo). Per Gesù, come per la tradizione
biblica, l’uomo è chiamato a prosperare, a espandersi, a godere i beni della
terra. Ma i beni li possiamo godere in due modi contrapposti: secondo il modo
di Mastro don Gesualdo, nella novella di G. Verga, che, nella ricerca disperata
dell’accumulo, al termine della vita grida: «Roba mia, vientene con me». E
secondo il modo cristiano, per il quale i beni di questo mondo vanno sì goduti,
ma non idolatrati; non sono fini, ma mezzi per facilitare l’affermazione del
Regno. Il vero fine è l’accumulo di ricchezze in cielo. Cosa significa?
Che i mezzi di qui servono per costruire relazioni, dare speranza,
restituire dignità; cose tutte che portano l’impronta dell’eternità. La
vera ricchezza è quella che dura per sempre. Il cuore, indicante
l’intelligenza, la volontà e l’emozione dell’uomo, individua e segue il proprio
tesoro. Dove va il tuo cuore? Verso dove hai deciso di incamminarti? Qual è la
tua meta? Quali sono, per te, le caratteristiche di una vita realizzata? Se ti
prefiggi come meta ciò che è al di sotto dell’eternità, non giungerai mai al
compimento. Siamo fatti per l’Amore, per Dio. L’occhio è lampada del corpo perché
è l’organo che individua l’oggetto del desiderio. Attraverso l’occhio, il bene
desiderato entra nel cuore, e lo sazia. Un occhio «semplice» è, secondo il
termine greco (aploùs), «senza pieghe», e dunque “sincero, innocente,
sano, generoso”. È un occhio già aperto alla contemplazione del mondo futuro.
(www.zenit.org)

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