mercoledì 6 marzo 2013

6 marzo 2013 - Dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore

«Dov’è il tuo tesoro, 
là sarà anche il tuo cuore».
 (Mt 6,21)


Il Vangelo ci propone due passi, il vero tesoro e l’occhio, accomunati dal tema del desiderio. L’occhio, organo del desiderio, sia positivo, sia negativo (cfr. Gen 3,6), è all’origine dell’accumulo della ricchezza. Gesù non condanna la ricerca della ricchezza, e non afferma che dobbiamo superare il desiderio, a differenza di altri insegnamenti (buddismo, stoicismo). Per Gesù, come per la tradizione biblica, l’uomo è chiamato a prosperare, a espandersi, a godere i beni della terra. Ma i beni li possiamo godere in due modi contrapposti: secondo il modo di Mastro don Gesualdo, nella novella di G. Verga, che, nella ricerca disperata dell’accumulo, al termine della vita grida: «Roba mia, vientene con me». E secondo il modo cristiano, per il quale i beni di questo mondo vanno sì goduti, ma non idolatrati; non sono fini, ma mezzi per facilitare l’affermazione del Regno. Il vero fine è l’accumulo di ricchezze in cielo. Cosa significa? Che i mezzi di qui servono per costruire relazioni, dare speranza, restituire dignità; cose tutte che portano l’impronta dell’eternità. La vera ricchezza è quella che dura per sempre. Il cuore, indicante l’intelligenza, la volontà e l’emozione dell’uomo, individua e segue il proprio tesoro. Dove va il tuo cuore? Verso dove hai deciso di incamminarti? Qual è la tua meta? Quali sono, per te, le caratteristiche di una vita realizzata? Se ti prefiggi come meta ciò che è al di sotto dell’eternità, non giungerai mai al compimento. Siamo fatti per l’Amore, per Dio. L’occhio è lampada del corpo perché è l’organo che individua l’oggetto del desiderio. Attraverso l’occhio, il bene desiderato entra nel cuore, e lo sazia. Un occhio «semplice» è, secondo il termine greco (aploùs), «senza pieghe», e dunque “sincero, innocente, sano, generoso”. È un occhio già aperto alla contemplazione del mondo futuro.
(www.zenit.org)



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