PRESENTAZIONE DI GESÙ AL
TEMPIO
Portarono il bambino a Gerusalemme
per presentarlo al Signore.
(Lc 2,22)
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| Ambrogio Lorenzetti, Presentazione di Gesù al Tempio, Firenze - Uffizi |
Portarono il bambino a
Gerusalemme, per offrirlo al Signore. Il figlio è loro, eppure non è loro. Il
figlio è dato ma subito è offerto ad un altro sogno, ad un'altra strada. I
genitori intrecciano così il destino di una famiglia e il destino del mondo. I
figli non sono nostri, appartengono a Dio, al cosmo, alla storia e all'umanità,
ad una loro vocazione che noi non conosciamo. Devono realizzare non i nostri
desideri, ma il desiderio di Dio. Questa è la santità della famiglia. Se invece
si chiude, vota i propri figli all'insignificanza e se stessa a un ben povero
respiro. Nel tempio incontrano due anziani straordinari, carichi d'anni, ma
vivi dentro; non chiusi custodi di ricordi, ma profeti di futuro, aperti agli
altri: Simeone guarda oltre, Anna parla agli altri. Simboli grandi di una
vecchiaia aperta, sapiente e viva, che vede ciò che altri non vedono ancora.
Simeone dice tre parole immense a Maria, per spiegarle chi è suo Figlio: egli è
qui per la rovina e la risurrezione di molti, segno di contraddizione. Egli è
qui, adesso, in mezzo a noi, rovina, risurrezione, contraddizione. «Sii per me
rovina e risurrezione, Signore. Non lasciarmi mai nell'indifferenza, nella
falsa pace, Cristo mia dolce rovina, che rovini la vita insufficiente, la vita
morente, il mio mondo di maschere e bugie, che rovini la vita illusa.
Contraddicimi, Signore, contraddici i miei pensieri con i tuoi pensieri, e
questa amata mediocrità, e le sicurezze del Narciso che è in me. Contraddici
l'immagine incompleta o falsa che ho di te e questa guerra del cuore. Sii mia
risurrezione, quando credo che per me sia finita, quando ho il vuoto dentro e
il buio davanti agli occhi. Sii risurrezione, vita che si dirama in ogni fibra
dell'anima, dopo il fallimento facile, dopo una fedeltà mancata, dopo
un'umiliazione bruciante. E poi risorgi con le cose che amavo e credevo
finite». Rovina, risurrezione, contraddizione. Tre parole che danno respiro
alla vita. Contraddizione nel cuore della logica umana, rovina di idoli e
illusioni, risurrezione di tutti i germi vitali e amorosi ai quali non
riusciamo a dare respiro e terreno. Anche a te una spada, Maria: Simeone lega
Maria non solo alla croce del figlio, ma a tutta la messe di lacrime e di
contraddizioni del Vangelo e dell'esistenza. Anche a te, Maria. Non sei esente.
La fede non produce l'anestesia del vivere. La fede e la santità non sono, per
lei come per noi, un'assicurazione contro la sofferenza o i lutti o le
disgrazie. Anche a te, una spada. Il dolore ti legherà a tanti, a tutti i
trafitti da spada, perché il dolore non vuole spiegazioni ma condivisione. E se
la spada sarà contraddizione alla vita, e sembrerà rovina, verrà nel terzo
giorno la terza parola di Simeone: risurrezione.
(Ermes Ronchi)

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