«Con
quale autorità fai queste cose?
O
chi ti ha dato l’autorità di farle?».
(Mc
11,28)
È la terza volta che Gesù entra a Gerusalemme e passeggia nel tempio,
divenuto ormai la sede abituale del suo insegnamento. Il tempio non è più il
luogo del mercato e neppure degli affari dei singoli. Gesù l'ha purificato
rendendolo lo spazio della manifestazione della Parola di Dio. In questo
contesto affronta definitivamente i capi religiosi d'Israele al fine di
mostrare chi è il vero pastore del popolo d'Israele. Non è a caso che i capi
del popolo lo interroghino sulla sua autorità: "Con quale autorità fai
queste cose?" Essi erano convinti - come noi siamo certi delle nostre idee
e delle nostre abitudini – di fondare la loro autorità sulla dottrina di Mosè,
ma Gesù su chi fondava la sua? Non c'è dubbio che si trattava di una questione
centrale. Per certi versi è lo stesso problema che venne fuori a Nazareth nella
prima predica di Gesù, ossia la questione dell'autorità del Vangelo sulla
nostra vita. Sia gli abitanti di Nazareth sia i capi del popolo rifiutavano che
Gesù avesse autorità su di loro: non poteva pretendere nulla da loro e
tantomeno richiedere che affidassero a lui la loro vita. Ma sappiamo che è
proprio in questo contesto che, fin da Nazareth e da Gerusalemme, si gioca la
fede: non si tratta di convincimenti razionali, ma di affidare la propria vita
a Gesù e alla sua Parola.
(Vincenzo Paglia)

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