«Ma voi, chi dite che io sia?».
(Mc 8,29)
Oggi Gesù pone a ciascuno
di noi la domanda: «Tu, chi dici che io sia?». Per me, solo, dentro, senza l’assillo
di dare risposte sensate o alla moda, senza la facciata e l’immagine da tenere
in piedi, senza risposte imparate a memoria, per me, nudo, chi è Gesù? Forse,
per me, Gesù è una speranza, una nostalgia, una tenerezza, la tenerezza del
sogno dell’uomo che vorrebbe credere in un Dio vicino, che condivide, che
partecipa. Attenti, però, al rischio “catechismo”: «Gesù è il Cristo, il Figlio
di Dio». Bella affermazione, ma così lontana dal cuore! La folla lo aveva
riconosciuto il Messia; così i discepoli, così gli apostoli, così la comunità
di Roma a cui Marco indirizza il suo Vangelo. Ma, in realtà, lo conosciamo?
Gesù, subito, presenta ciò che significa essere “Cristo”: donarsi fino alla
morte. Ma, come... noi vorremmo un Dio onnipotente, efficiente, che intervenga
a sanare le nostre malattie! Dov’è? Sicuramente c’è, ma dopo essere passato
nella scandalosa logica della croce. Non dite che Gesù è Cristo, se prima non
siete saliti con Lui sulla croce. Non osate fare questa affermazione, se prima
non avete assaporato l’esagerazione e la sofferenza del dono, se prima la
vostra vita non è stata arata e scavata dal solco della croce. La croce che
diventa misura del dono, giudizio sul mondo, unità di misura del modo per amare
il fratello. Anche Pietro e gli altri dovranno passare per il Golgota, prima di
entrare definitivamente nella dinamica del Regno.
(Paolo Curtaz)
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