Non compresero nulla di tutto questo.
(Lc 18,34)
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| Duccio di Buoninsegna, Discepoli di Emmaus |
Il
vangelo sottolinea crudamente il non
capire dei dodici, ai quali il
Maestro, prima di «salire a Gerusalemme», volle confidare il segreto della fine imminente con così precise notizie da
tramutare in istoria la profezia.
Pare
quasi che l'evangelista ci trovi gusto a calcar la mano su quell'ottusità, che,
se umilia gli apostoli, toglie al Signore ogni umano conforto per la pasqua
vicina.
Non
voglio che si pensi che il loro non capire provenga da scarso affetto verso il Maestro.
Gli vogliono bene alla loro maniera e proprio perché gli vogliono bene in una
maniera sbagliata, pretendono di fermarlo sulla strada che sale a Gerusalemme, la strada della pasqua.
Il
nostro cuore quando vuol bene, come di solito vuol bene il nostro povero cuore,
domanda l'esenzione, credendo che anche per le creature del nostro amore stia
scritto: «Egli ordinerà ai suoi
angeli intorno a te che ti proteggano: ed essi ti porteranno sulle mani ché
talora tu non urti col piede contro una pietra».
Così
i nostri piccoli amori stabiliscono gli itinerari e tracciano persino a Dio le
strade che gli convengono.
Un
buon ebreo non poteva figurarsi il Messia «dato
in mano ai Gentili, schernito, oltraggiato, sputacchiato, flagellato,
crocifisso». È vero che il terzo giorno sarebbe risuscitato, ma una ripresa
che veniva dopo una così clamorosa sconfitta, che significato poteva avere?
Il
Signore non mostra né sorpresa, né indignazione. Accetta la cecità spirituale
dei discepoli, mentre guarisce subito il cieco di Gerico, il quale però sapeva
di non vedere. Accetta di non esser capito neanche dai suoi e con questo
viatico si dispone a «salire verso la pasqua».
Incomincia
l'agonia che durerà fino alla fine dei secoli. Lasciar morire il Maestro senza
muovere un dito per salvarlo: rinnegarlo, venderlo, abbandonarlo... son fatti
paurosi: ma questo non capire perché il Cristo salga verso la pasqua, è un
tradimento già consumato.
Quanto
egli sta per darci, il suo dono che non ha l'eguale, è una generosità
superflua, qualcosa di perduto che lo diminuisce nella stima dei suoi, che
non vogliono essere impegnati dalla strada del Maestro.
Egli
aveva detto un giorno: - Il
discepolo non è da più del Maestro... ma
anche quel parlare era rimasto per
loro oscuro.
È
proprio l'aspetto esemplare e quindi impegnativo delle strade percorse dal
Maestro che ci indispone e non ci lascia comprendere la sua pasqua. Le cose
sublimi si possono capire con l'intelletto: ma le cose dure a farsi, il cuore
non vuol comprenderle. Più che l'incapacità della nostra mente, scontiamo la
ripugnanza del nostro cuore, che spinge la volontà a serrare la porta, fino a
parere insensata.
«O
insensati e tardi di cuore a credere! Non sapevate che il Cristo soffrisse
queste cose?»
Il
Signore sa che anche questa «stoltezza» è legata alla nostra condizione umana;
una pigrizia che facilmente non si desta, così ogni volta che ci vedremo
impegnati per il soffrire di un altro, saremo tentati di negare ogni senso al
soffrire e ogni impegno alla pasqua.
Ma
è proprio da questo soffrire non capito, da questo oscuro parlare, che veniamo «presi a
opra» per il regno di Dio e portati ad assumerne gli impegni.
La
giustizia, la verità, la libertà... sono grandi cose anche ai nostri poveri
occhi, soprattutto perché su ciascuna c'è una corona immarcescibile di vite
offerte e di pasque consumate. Sublimi come idee, divengono
amabili e impegnative quando il martirio le alimenta.
L'ideale
della giustizia, della verità, della libertà mi affascina facilmente, ma solo
quando m'accorgo che c'è qualcuno che paga duramente le mie ingiustizie o le
mie menzogne o le mie oppressioni, solo allora io mi sento impegnato. Se dal
mio rubare, dal mio inganno o dal mio sopraffare, nessuno ne soffrisse, potrei
continuare a rubare e credermi un galantuomo, ingannare e credermi un uomo
leale, opprimere e far parte della lega dei diritti
dell'uomo.
Cristo,
per aprirmi gli occhi, ha reso evidente la sua passione in ogni creatura. Ecco
perché capire la sua pasqua è assai costoso per me e per tanti.
Non
capiscono gli apostoli: non capisce Pietro che pretende di fermare il Maestro
che vuole «salire a Gerusalemme per
esservi crocifisso»: non capiscono i due di Emmaus: non capisco io...
Ed
ecco che sulle strade di quaggiù continueranno a camminare dei poveri
«insensati e tardi di cuore» fino a quando il divin Pellegrino di ogni strada,
che porta nel suo corpo glorioso i segni della sua pasqua, accostandosi alla
povertà di ognuno, consumerà, «facendoci ardere il cuore», le tappe di
un'esperienza che da sola non basta a persuaderci alla resa davanti alla
pasqua.
(Primo Mazzolari, Dietro la Croce)

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