21 aprile 2013 - La misura dell'amore è dare senza limiti
«
Non voi avete scelto me,
ma io ho scelto voi e vi ho costituiti
perché andiate
e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga».
(Gv
15,16a)
La liturgia
propone una di quelle pagine in cui pare custodita l’essenza del cristianesimo.
Tutto ha inizio da un fatto: tu sei amato (... così io ho amato voi); ne
deriva una conseguenza: ogni essere vivente respira non soltanto aria, ma
amore; se questo respiro cessa, non vive.
Tutto procede un traguardo, dolce e
amico: questo vi dico perché la gioia vostra sia piena.
L’amore ha ali di
fuoco (sant’Ambrogio) che incidono di gioia il cuore. La gioia è un attimo
immenso, un sintomo grande: il tuo è un cammino buono.
Gesù indica le
condizioni per stare dentro l’amore: osservate i miei comandamenti. Che non
sono il decalogo, ma prima ancora il modo di agire di Dio, colui che libera e
fonda alleanze, che pianta la sua tenda in mezzo al nostro accampamento.
Resto nell’amore se faccio le cose che Dio fa.
Il brano è tutto un alternarsi
di misura umana e di misura divina nell’amore. Gesù non dice semplicemente:
amate. Non basta amare, potrebbe essere solo mero opportunismo, dipendenza
oscura o necessità storica, perché se non ci amiamo ci distruggiamo. Non dice
neanche: amate gli altri con la misura con cui amate voi stessi. Conosco gli
sbandamenti del cuore, i testacoda della volontà, io non sono misura a
nessuno. Dice invece: amatevi come io vi ho amato. E diventa Dio la misura
dell’amore.
Ma poi ecco che è Lui ad assumere un nostro modo di amare,
l’amicizia, lui a vestirsi di una misura umana ( voi siete miei amici).
L’amicizia
è un mettersi alla pari, dentro il gruppo e non al di sopra, dice uguaglianza e
gioia.
L’amicizia è umanissimo strumento di rivelazione: tutto ho fatto
conoscere a voi: il tutto di una vita non si impara da lezioni o da comandi,
ma solo per comunione ed empatia d’amico.
E poi di nuovo la misura assoluta
dell’amore, dentro un verbo brevissimo, che spiega tutto: dare. Nel Vangelo il
verbo amare è sempre tradotto con il verbo dare (non c’è amore più grande
che
dare la vita); non già sentire o emozionarsi, ma dare; quasi un affare di
mani, di pane, di acqua, di veste, di tempo donato, di porte varcate, di
strade condivise. Dare la vita, cioè tutto, perché l’unica misura dell’amore
è amare senza misura.
Amore che non protegge, ma espone; amore che ti assedia
ed è a sua volta assediato, come lampada nel buio, come agnello tra i lupi.
Minacciato
amore, sottile come il respiro, possente come le grandi acque, da me custodito
e che mi custodisce, materia di cui è fatto Dio e respiro dell’uomo.
(Ermes
Ronchi)

Commenti
Posta un commento